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Sub morti a Palinuro, l'esperto: "Grotte molto pericolose"

Il docente e sub professionista Francesco Cinelli ha commentato la notizia della morte dei quattro sub a Palinuro

Le grotte di Palinuro rappresentano un'area "particolarmente difficile, dove le immersioni possono risultare estremamente pericolose non solo per la complessità dei percorsi, ma anche perché nella zona sono presenti fenomeni di esalazione di idrogeno solforato, un gas dagli effetti mortali se inalato". Ad affermarlo, commentando la notizia della morte di quattro sub rimasti intrappolati oggi in una di queste grotte, la cosiddetta Grotta del Sangue, è Francesco Cinelli, sub professionista e ordinario di Ecologia marina all'Università di Pisa.

"Le grotte di Palinuro - spiega Cinelli, anche presidente dell'Accademia internazionale di scienze tecniche subacquee - sono state oggetto di un progetto europeo di ricerca durato 5 anni, ed al quale ha collaborato l'Università di Pisa, proprio per le loro caratteristiche del tutto particolari; in queste grotte, infatti, si verificano esalazioni di idrogeno solforato, un gas letale se inalato, più tossico addirittura del cianuro. Il fenomeno riguarda gran parte delle grotte di Palinuro, e dunque - rileva - non escludo possa verificarsi anche nella Grotta del Sangue".

A ciò si aggiunge il fatto che queste grotte, prosegue l'esperto, "sono caratterizzate da percorsi molto tortuosi, lunghi e spesso con vicoli ciechi". Per questo, ammonisce Cinelli, "le immersioni in questa area non dovrebbero esere fatte a cuor leggero, ma sempre e solo accompagnati da una guida locale esperta che conosca nel dettaglio percorsi e rischi".

D'altronde, come spiegato dall'esperto, non è la prima volta che queste grotte si trasformano in luogo di morte: "Altri sub sono morti qui - afferma Cinelli - e quasi sempre la causa è stata l'imprudenza o la scarsa conoscenza dei luoghi". Quanto all'incidente che ha portato ieri alla morte di altri quattro sub, Cinelli si è così espresso: "Potrebbe essersi verificata un'esalazione, ed i sub potrebbero essere riemersi ed aver tolto il boccaglio di respirazione inalando così il gas letale. Ma non è da escludersi neppure un eventuale crollo all'interno della grotta, data la difficoltà dei luoghi". Ma c'é anche una terza ipotesi, quella che Cinelli definisce del muro bianco: "Sul fondale delle grotte - spiega - si forma un sedimento sottilissimo, simile a borotalco; basta un colpo di pinna e il sedimento si solleva, creando così una nuvola bianca, una sorta di muro che non consente più di vedere, neanche con le lampade, né di orientarsi". Secondo quanto emerso dal racconto dei sopravvissuti, tuttavia, potrebbe essere stato del fango sollevatosi nella grotta a determinare la perdita di orientamento da parte dei quattro sub morti nella grotta.

Cinelli aggiunge: "Ci sono delle ordinanze per una maggiore sicurezza, che prevedono ad esempio l'ingresso accompagnati da esperti, tuttavia - afferma il sub - non sempre sono rispettate, soprattutto nel periodo di affollamento estivo". Più in generale, afferma Cinelli, "va detto che le immersioni in grotta sono comunque più complesse delle immersioni in mare, innanzitutto per la maggiore difficoltà a ritrovare la via d'uscita e perché è più difficile riuscire a calcolare la quantità di ossigeno necessaria per le bombole data, appunto, la maggiore imprevedibilità dei percorsi". Per queste ragioni, conclude il sub-biologo, il consiglio fondamentale è "mai avventurarsi o improvvisarsi professionisti: per non mettere a rischio la vita, le immersioni in grotta richiedono una preparazione accurata e specifica".

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