Sconta la pena per il furto di un portafogli, poi l'annuncio del rimpatrio: Aziz si toglie la vita

Poco tempo fa, era venuto a sapere che erano state già avviate le pratiche per il suo rimpatrio. La notizia ha fatto cadere Aziz nello sconforto più totale

La chiesa di Brignano

Aveva 37 anni. Era arrivato in Italia, come tanti, dopo una traversata di fortuna, sognando una vita migliore. Il viaggio, tuttavia, gli ha riservato delle amare sorprese e, per una serie di questioni che probabilmente ormai nessuno potrà mai ricostruire, aveva compiuto il furto di un portafogli, poi recuperato, a Capaccio. Quel reato gli è costato 2 anni di carcere: distinguendosi da subito per buona condotta, Aziz H., avrebbe potuto scontare la pena in modo alternativo, ma non avendo famiglia e punti di riferimento, è rimasto per gran parte in cella. Successivamente, l'incontro con il cappellano del carcere, Don Rosario Petrone, ideatore della Domus Misericordiae di Brignano, casa di accoglienza per detenuti ed immigrati che gli ha aperto le porte, consentendogli di scontare il resto della pena in modo meno duro. Lì, il giovane marocchino è stato impegnato anche nel laboratorio di ceramica promosso dallo stesso parroco e che ha prodotto numerosi oggetti poi devoluti per attività benefiche. Sarebbero dovuti trascorrere altri 10 giorni: poi, finalmente, avrebbe ottenuto la libertà. Ma, poco tempo fa, era venuto a sapere che erano state già avviate le pratiche per il suo rimpatrio. La notizia ha fatto cadere Aziz nello sconforto più totale. Il 37enne, probabilmente, sognava di potersi ricostruire una vita diversa, in Italia o in un altro Paese da lui scelto. La disposizione di costringerlo a tornare, senza se e senza ma, in Marocco, gli è piombata addosso come una doccia gelata. Per potersi riappropriare della sua vita, non sarebbe più bastato, come inizialmente prospettatogli, dunque, scontare la pena per quel furto

Il dramma

Chiudendosi in se stesso, il giovane è entrato nel tunnel della disperazione, senza più uscirne. Il giorno di Natale ha chiesto un permesso di due ore dalla Domus, dalle 10 alle 12 e non è più rientrato. L'ha fatta finita, impiccandosi poco distante dal sagrato della chiesa. Alle ore 13 del 25 dicembre, Don Rosario e la responsabile della casa, Oriana De Vivo, avevano avviato le ricerche e denunciato il suo allontanamento. Si pensava inizialmente ad una fuga. Ma il 37enne era andato a morire, tra lo sgomento e il dolore di quanti lo avevano conosciuto e degli stessi ospiti della Domus, rimasti scioccati dopo il rinvenimento del cadavere. E' stato un residente del quartiere a trovare il corpo esanime del giovane, la mattina dopo. Un dramma agghiacciante che invita tutti ad una profonda riflessione politica, sociale e, prima ancora, umana. Tutti stretti in preghiera per il povero Aziz.

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La nota del direttore della Caritas don Marco Russo

"Umanità non accolta, una umanità dolente, oggi ha lasciato il suo sangue su questa nostra terra. Una umanità che mi interroga e vorrei che interrogasse tutti. Una umanità che cercava pienezza, che incontrando la sofferenza estrema ha rinunciato a lottare, a vivere. Una umanità che sta lasciando spazio all’indifferenza, all’estremo rigore che lascia l’uomo per strada. Una umanità che ci chiede di riflettere, di fermarci un momento, di porre attenzione a tutti, sì proprio a tutti. Non è più l'ora di fare solo riflessioni, di dare una pacca sulle spalle. Da oggi do il mio tempo, la mia vita perché questa umanità si risvegli dal torpore, dal quel senso di impotenza che ci porta a dire: non si può far nulla; dalla lex dura lex. L’umanissimo Gesù che è venuto a santificare il tempo, renda le membra di ogni uomo degne di essere ascoltate, amate. Ciao uomo che hai lasciato il tuo corpo qui tra noi, possa la tua anima volare libera, ed essere abbracciata dal Dio che Ti ha amato sin dall’Eternità. Ciao".

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