Tassa sul matrimonio, la nota della curia di Salerno

La nota integrale della diocesi di Salerno sul decreto che istituisce la tassa sul matrimonio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Qui di seguito la nota integrale della diocesi di Salerno.

"In merito ai recenti articoli e interviste diffusi dai mezzi di comunicazione sociale riguardanti il Decreto Arcivescovile che regolamenta gli aspetti di carattere economico legati alla celebrazione del Sacramento del Matrimonio, si rende necessaria una chiarificazione per una corretta interpretazione delle norme previste in materia ivi contenute.

            Nella fattispecie, il Decreto dell’8 agosto 2012 non può essere compreso se non alla luce del Direttorio per la celebrazione dei Sacramenti, promulgato da S.E. Monsignor Luigi Moretti in data 11 giugno 2012 e consultabile sul portale web della Diocesi (www.diocesisalerno.it). La finalità precipua di tale Decreto è infatti individuare modalità più opportune perché sia favorita la piena consapevolezza della dimensione sacramentale del Matrimonio e delle relative implicazioni ecclesiali e comunitarie.

            Non va trascurata, d’altro canto, la valenza educativa che un simile provvedimento racchiude in sé e, in special modo, la volontà di incoraggiare una prassi pastorale corretta, omogenea, trasparente ed equa. Se da un lato un’offerta imposta può sembrare una contraddizione in termini, dall’altro con la determinazione di una quota prefissata si intende evitare proprio ogni forma di abuso e impropria discrezionalità.

            Entrando nel dettaglio della questione, va precisato innanzitutto che rimane in vigore l’elargizione di una semplice e libera offerta nei seguenti casi: matrimonio celebrato nella parrocchia di appartenenza della sposa o dello sposo, di futura residenza della nuova famiglia o, infine, di abituale frequenza dei nubendi. Pertanto, il contributo economico stabilito nella misura di trecento euro riguarda esclusivamente il solo caso in cui si scelga di celebrare il rito liturgico in luogo diverso dai suddetti casi.

            Si tenga presente, inoltre, che il contributo previsto sarà proporzionalmente distribuito tra la comunità parrocchiale di appartenenza che predispone la documentazione, la parrocchia dove sarà effettuata la celebrazione e la curia arcivescovile. Tale cifra è destinata a scopi di carattere pastorale e caritativo, nonché all’onesto sostentamento del clero, così come precisato sia dal Direttorio che dal Decreto.

            E’ fin troppo evidente, quindi, che tale importo va considerato quale “patrimonio” dell’intera comunità ecclesiale ed è affidato alla gestione del Consiglio per gli affari economici. Nel Direttorio si afferma: “Il principio teologico che sostiene il dovere di tutti i battezzati di sovvenire alle necessità della Chiesa con contributi veramente liberi è quello della concezione della Chiesa vista come mistero di comunione, il che esige chiari impegni di corresponsabilità, di partecipazione e di solidarietà. L’aspetto economico non fa eccezione a questa regola, anzi può diventare luogo privilegiato per una concreta verifica di fede matura e di carità operosa, vissuta da comunità formate quali vere famiglie di credenti, che non si limitano alle dimensioni rituali, ma sono sensibili alle concrete necessità della comunità”.

            L’intento è, allora, quello di orientare i credenti ad assumere comportamenti coerenti con uno stile di vita autenticamente cristiano, improntato alla sobrietà, alla gioia del dare, alla cooperazione attiva e alla solidarietà verso i meno abbienti, in modo tale da “scoraggiare” in un certo senso “mode” e prassi incentrate sulla mera esteriorità e sullo sfarzo di circostanza.

            Non va infatti dimenticato che, come si legge nel Direttorio, i sacramenti non sono gesti privati, ma azioni ecclesiali che di regola vanno celebrati nella propria comunità di appartenenza territoriale o anche di effettiva frequenza, perché lì concretamente si fa esperienza di Chiesa e si cresce nella fede.

«Scegliendo di celebrare il sacramento del matrimonio - continua il Direttorio -, il cristiano adulto è chiamato a rinnovare la sua scelta di fede. In tal modo la stessa celebrazione del matrimonio non sarà un rito convenzionale, chiuso in se stresso, ma un gesto impegnativo che dà origine alla piccola Chiesa della famiglia, in cui “ci si sposa ogni giorno”, perché “ogni sì” prepara un altro “sì” sempre più deciso e lieto, carico di futuro».

In conclusione, abbiamo voluto offrire alla comune riflessione queste brevi considerazioni senza spirito di polemica o di rivalsa, ma per puro amore della verità, anche nella prospettiva di rendere un servizio all’intera comunità civile in cui insiste la nostra Chiesa particolare".

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