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Foto archivio

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"Ho rischiato di morire", la testimonianza choc di una ucraina molestata dal suo coinquilino

Liudmyla Patyk, estetista ucraina, reduce da un trapianto, era riuscita a stabilirsi in una stanza ammobiliata di via Generale Gonzaga, nel centro di Salerno: sabato ha vissuto un incubo

Chiede giustizia, Liudmyla Patyk, estetista ucraina, e invita chiunque abbia subito violenza a denunciare . La 40enne, come racconta La Città,  dopo anni di dialisi, reduce da un trapianto, ad agosto a Padova e con un bagaglio di altri numerosi sacrifici alle spalle, era riuscita a stabilirsi in una stanza  ammobiliata di via Generale Gonzaga, nel centro di Salerno.  Ma la attendeva una brutta sorpresa: un 40enne, suo coinquilino che le aveva affittato quella camera ha provato ad abusare di  lei.  Ma Liudmyla, grazie all’aiuto delle onlus “Anerc” e “Per Aspera ad Astra” dei dottori Rosaria  Napoli e Giovanni Lombardi, è riuscita a difendersi. Dopo una notte passata a dormire  all’esterno della stazione di Salerno, è ripartita grazie a una  macchina della solidarietà che vuole condurla verso un futuro migliore. Per questo ha deciso di denunciare il suo aguzzino alla questura e di raccontare pubblicamente ciò che le è capitato.

Sono venuta qui 5 anni fa per curarmi, visto che avevo problemi di diabete. In Ucraina non ci sono centri specializzati.  A Salerno sono entrata in dialisi, sperando in un trapianto di reni e pancreas. Ho preso in subaffitto una camera da una famiglia originaria della Lituania in un appartamento di via Generale Gonzaga. Prima di mettere a posto le mie cose, ho anche pagato l’affitto. Il figlio della coppia che abitava lì, avrà 40 anni circa, ha prima cercato di entrare più volte in stanza con modi  gentili. Poi alle 23, dopo 5 ore dal mio ingresso in casa, ha scatenato l’inferno. Ha aperto la porta della mia camera,  si è abbassato i pantaloni e ha tentato di abusare sessualmente di me. Non riuscendoci ha iniziato a colpirmi proprio tra  il rene e il pancreas appena trapiantati. Ho rischiato di morire. Ho gridato con tutta la voce che avevo in gola. Ho attirato l’attenzione del padre del mio violentatore che, nel  tentativo di fermare il figlio, è stato anche picchiato. Così sono scappata. Un sabato sera che non dimenticherò mai. Ho dormito in piazza Vittorio Veneto, all’esterno della stazione, stringendo tra le mie mani le medicine per non morire. Domenica mattina, con la dottoressa Napoli, ho denunciato tutto alla polizia: voglio che abbia una condanna giusta per quello che ha fatto.
 

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