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Terra dei Fuochi, Codacons e Legambiente sul processo Chernobyl

"Il problema non riguarda solo Montecorvino ed i Picentini, ma anche altre aree del salernitano", ha sottolineato Codanti che nel 2006 già scese in campo per difendere i terreni agricoli invasi dall'arrivo dei camion colmi di rifiuti

Tutto pronto, per l'udienza preliminare del processo Chernobyl che, dopo rinvii e lotte, si terrà domani mattina, presso il Tribunale di Salerno. A parlarne, questa mattina, in via De Angelis, l'avvocato del Codacons Campania, Matteo Marchetti, il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo, entrambi Parte Civile nel processo, e Mario Codanti, imprenditore di Montecorvino Rovella. Intanto, a costituirsi Parte Civile, anche partiti, tra cui Rifondazione Comunista, associazioni, come Adiconsum e Coldiretti, diversi Comuni del Vallo di Diano, ed altre realtà territoriali che di ora in ora mostrano la propria vicinanza nella battaglia contro la Terra dei Fuochi nel processo Chernobyl su cui incombe il rischio della prescrizione, almeno per i reati minori, perché i termini scadranno a marzo. Fondamentale, secondo Marchetti, puntare i riflettori sulla piaga che ha inquinato innumerevoli aree agricole del salernitano. Per la precisione, sei, in provincia di Salerno: località Tempa Cardone a San Pietro al Tanagro (12.000 mq); località Buco Vecchio a Teggiano (10.000 mq); località Sanizzi a Sant'Arsenio (due aree agricole di 5.000 e 10.000 mq separate da una strada sterrata); località Via Larga a San Rufo (4.000 mq); terreni privati in località Serroni a Montecorvino Rovella; terreni privati in località Ponte Barizzo a Capaccio. Il gruppo criminale, secondo l'accusa, agiva anche in Irpinia, a Petruro Irpino e soprattutto nel comune di Chianche (1500 mq circa), dove in alcuni casi i materiali venivano scaricati direttamente sulla sponda del fiume Sabato, e nel beneventano (in un'area di 5000 mq nel comune di Ceppaloni).

La mappa delle Terre dei Fuochi

"Il problema non  riguarda solo Montecorvino ed i Picentini - ha sottolineato Codanti che nel 2006, insieme a Michele Buonomo di Legambiente, già scese in campo per difendere i terreni agricoli invasi dall'arrivo dei camion colmi di rifiuti - Gli agricoltori sono i primi a dover vigilare per difendere i terreni e, quindi, i prodotti: noi del territorio che curiamo la qualità dei prodotti siamo i primi ad averne un danno di immagine. A mio avviso chi compie tali operazioni criminali non è degno di essere chiamato agricoltore". Rimarcando la forte presenza di discariche nel nostro territorio e delle cave, tutte abusive, Codanti ha fatto presente come, a giungere nel salernitano siano stati rifiuti provenienti dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Toscana e come sia adesso quanto meno necessario partire con le bonifiche e con la valutazione dello stato di salute della popolazione. Buonomo, intanto, ha riferito di aver consegnato, ieri, il dossier  “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?” che punta l'attenzione da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti. "Se il processo è a rischio, le aree potrebbero non essere messe in sicurezza, con tutte le gravissime conseguenze che questo comporterebbe, a partire dall'inquinamento di tutte le falde acquifere: è necessario accelerare i tempi", ha detto Buonomo. L'attesa per l'udienza, dunque, cresce.

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