Truffa ai danni di un istituto di credito a Bellizzi: nove persone agli arresti domiciliari

Blitz della Guardia di Finanza, base logistica a Bellizzi: è stata scoperta un’associazione a delinquere, coinvolto anche un direttore di filiale. Più di 90 gli indagati per truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e mediazione creditizia abusiva. Incassati 350mila euro in tre mesi

C’è anche un direttore di filiale tra le persone finite agli arresti domiciliari stamattina, dopo il blitz della Guardia di Finanza di Salerno. I militari hanno dato esecuzione hanno dato esecuzione ad un’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari che, su richiesta della Procura, ha disposto misure cautelari per nove persone, artefici di una maxi truffa ai danni di un isitituto di credito salernitano, la filiale Bper di Bellizzi. Sono indagate per truffa, riciclaggio, autoriciclaggio e mediazione creditizia abusiva. Insieme a S.A., classe 1974, direttore della filiale di una banca di rilievo nazionale, nei guai anche N.F., classe 1961, e D. G. M., classe 1963, entrambi funzionari di banca all’epoca impiegati presso la stessa sede dove operava il direttore. Coinvolti anche R. G., nato nel 1979, M. M., nato nel 1969, C. D., classe 1968, C. D., classe 1960, ), I. M., classe 1985, A. V., classe 1951.

I dettagli

Le ipotesi di reato formulate dagli investigatori del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria, coordinati dall’Ufficio diretto dal Procuratore Capo Giuseppe Borrelli, vanno dalla truffa al falso, al riciclaggio ed all’autoriciclaggio. Viene prefigurata, infatti, l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere, il cui unico scopo era frodare l’istituto di credito, attraverso l’erogazione di finanziamenti che, una volta elargiti, venivano restituiti soltanto in minima parte. Il sistema escogitato sfruttava, dall’interno, le maglie  larghe delle  istruttorie per  il credito al consumo, che nel caso di specie portava alla concessione del prestito nell’arco di 24 ore (si parla, infatti, di finanziamenti “easy”).

Il video del blitz della Guardia di Finanza

L’organizzazione

Ben definiti i compiti dei membri dell’organizzazione, nell’ambito della quale il direttore della filiale ed i due funzionari con lui in servizio predisponevano il carteggio necessario per autorizzare l’accreditamento delle somme, con tanto di buste paga e dichiarazioni dei redditi false, attestanti fittizi rapporti di lavoro. Altri cinque degli arrestati, invece, avevano il compito di reclutare gli “pseudo clienti”, persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, che venivano assistite passo dopo passo nell’ iter istruttorio e alle quali erano forniti i documenti necessari per accedere ai finanziamenti. Bisognava scegliere bene i complici ai quali proporre l’“affare”, chiamati a prestarsi al raggiro ai danni della banca, dietro la promessa di qualche  migliaia di euro. La maggior parte dei beneficiari dei prestiti proveniva dai Comuni di residenza dei cinque incaricati di intercettarli: non solo da Salerno, dunque, ma anche da Eboli, Battipaglia, Montecorvino Pugliano, Castelnuovo Cilento e Bellizzi, quest’ultima località base della organizzazione. Alcuni nuovi correntisti provenivano dalla provincia di Napoli. Questa attività di intermediazione tra i clienti e l’istituto  di  credito, svolta nella totale assenza delle abilitazioni di legge, integra  peraltro un’ulteriore, specifica fattispecie di delitto, sanzionata con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a 10.000 euro. Per l’ultimo dei nove arrestati, A.V. (classe ’51), legale rappresentante di una società di comodo, è scattata la più pesante accusa di riciclaggio, in quanto si è prestato a simulare la vendita di un’autovettura per giustificare il trasferimento dei fondi concessi dalla banca, così da farne perdere definitivamente le tracce. Per non far partire subito i controlli interni, venivano adottati alcuni semplici accorgimenti: lasciare sul conto, almeno all’inizio, una giacenza minima con cui pagare regolarmente le prime rate del rimborso.

I sospetti

Dopo alcuni mesi, è arrivata una segnalazione di anomalie da parte della direzione centrale dell’istituto di credito e il responsabile della filiale ha dovuto denunciare la probabile truffa, della quale in realtà era egli stesso artefice, tra gli altri. I finanzieri hanno scoperto che erano stati concessi circa 90 finanziamenti per un totale di 800mila euro. Neppure un decimo (meno di 80mila euro) era stato rimborsato in rate. Poiché agli pseudo clienti veniva lasciata la metà delle somme, l’organizzazione ha incassato in tre mesi circa 350mila euro. La Guardia di Finanza ha anche effettuato sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di liquidità per circa 73mila euro, nella disponibilità di tre indagati. A loro carico, accuse di riciclaggio ed autoriciclaggio.

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