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Truffa all'INPS Sala Consilina, nove persone indagate

Sei soggetti continuavano a riscuotere la pensione pur non trovandosi in Italia: coinvolti anche due parenti di due pensionati ed un dipendente pubblico. Sequestrati beni per 200mila Euro

Vivevano all'estero ma continuavano a percepire la pensione truffando di fatto l'INPS: sei persone sono state denunciate all'autorità giudiziaria (più altre due responsabili figli di due degli indagati) ed un funzionario comunale è stato indagato. E' accaduto nel territorio del vallo di Diano: gli uomini della guardia di finanza di Sala Consilina, al termine di approfondite indagini con analisi dei dati INPS e dell'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) hanno scoperto che sei persone, pur vivendo da tempo fuori dai confini nazionali, continuavano a percepire assegni dall'Istituto nazionale di previdenza sociale.

COSA DICE LA LEGGE - La normativa prevede che il beneficio sociale sia corrisposto a cittadini italiani, comunitari iscritti nelle anagrafi comunali, extracomunitari titolari di un permesso di soggiorno comunitario per lungo periodo e persino a rifugiati politici ed apolidi con regolare permesso di soggiorno, a condizione che siano residenti effettivamente ed abitualmente in Italia e che abbiano soggiornato legalmente ed in via continuativa per almeno dieci anni nel territorio nazionale.

Infatti - spiega la guardia di finanza - qualora il beneficiario si allontani dall’Italia per un periodo superiore ai 30 giorni è tenuto ad inoltrare formale comunicazione all’INPS per la sospensione momentanea dell’assegno. Trascorso un anno dalla sospensione, in assenza di comunicazioni di rientro dall’estero da parte dell’interessato, l’Istituto provvede alla revoca della pensione. La revoca, inoltre, è sempre disposta quando il soggetto dimori di fatto all’estero anche nel caso in cui stabilisca formale residenza in Italia.

LE INDAGINI - Nel corso delle indagini i finanzieri, individuati i sei soggetti, hanno quindi analizzato i consumi di energia elettrica, gas e acqua degli immobili presso i quali erano formalmente residenti, il pagamento dei tributi e tasse e ogni altro adempimento tracciabile che potesse confermare la loro presenza in Italia. Testimonianze di conoscenti, parenti e vicini raccolte dai finanzieri hanno confermato la "non presenza" dei soggetti interessati sul territorio nazionale.

NOVE PERSONE COINVOLTE - Sei persone sono state quindi denunciate alla procura della Repubblica di Sala Consilina per truffa aggravata ai danni dell'INPS; denunciati altri due soggetti, figli di due indagati, per concorso nello stesso reato: questi infatti, delegati alla riscossione per conto dei genitori all'estero, riscuotevano le pensioni ed utilizzavano i soldi per le proprie necessità. Indagato inoltre un funzionario comunale per l'ipotesi di reato di falso ideologico, per aver indebitamente rilasciato un certificato attestante l’effettiva residenza in Italia di uno dei percettori. Il documento, infatti, presentato all’INPS, ha consentito l’indebita erogazione dell'assegno.

In esecuzione di appositi provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria, le somme illecitamente percepite, ammontanti ad oltre 200mila Euro, sono state sottoposte a sequestro “per equivalente”. Le misure cautelari hanno interessato sia conti correnti e libretti di risparmio postali degli indagati che immobili di proprietà.

Ai sensi della Legge 537 del 1993 gli emolumenti illegalmente percepiti sono recuperati a tassazione dal Corpo, alla luce del principio più volte ribadito dalla Corte di Cassazione che l’illiceità di qualsiasi attività produttiva non esclude la tassabilità del reddito da esso derivante, essendo il reddito un dato economico e non giuridico. Pertanto, chi trae profitto da attività criminose realizza comunque una ricchezza che costituisce motivo di pagamento dei tributi.

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