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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca

Truffa al Tar: 10 ordinanze, coinvolto un ex dirigente. Ecco i nomi

L'inchiesta è condotta dalla Procura di Salerno: le accuse sono di associazione per delinquere, peculato, abuso d'ufficio, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato e ai danni dei gestori di telefonia

Dieci ordinanze cautelari e sequestri di denaro e beni con l'operazione "Tar sim": il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno ha scoperto una truffa ai danni del Tar e ai maggiori gestori telefonici con falsi contratti intestati al Tar. Risultano coinvolti anche l'ex dirigente amministrativo del Tribunale e una dipendente. In sostanza, telefonate private venivano pagate con soldi pubblici: ai dipendenti del Tar spettavano le schede telefoniche, ma queste ultime poi finivano nei cellulari di persone estranee al Tribunale.

E al Tribunale amministrativo lo scorso anno sarebbe arrivata una bolletta da centinaia di migliaia di euro. L'inchiesta è condotta dalla Procura di Salerno: le accuse sono di associazione per delinquere, peculato, abuso d'ufficio, falso, truffa aggravata ai danni dello Stato e ai danni dei gestori di telefonia. Uno scandalo su cui ha già puntato i riflettori anche Rai 3.

Tutti i dettagli dell'operazione:

I militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito 10 ordinanze di misura cautelare personale (4 arresti domiciliari e 6 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria) emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno, Elisabetta Boccassini. Disposti anche sequestri preventivi per equivalente per quasi 500.000 euro.  Alcune schede telefoniche intestate al T.A.R. di Salerno venivano utilizzate da pregiudicati al chiaro scopo di ostacolare le investigazioni che li riguardavano. Inoltre, uno dei promotori era già stato coinvolto in un’indagine simile, in cui oltre 450 schede SIM, erano state fittiziamente intestate ad un comando di polizia, utilizzando timbri e sigilli contraffatti,  pur di ottenere il relativo premio di provvigione. Le ipotesi di reato formulate dal Pubblico Ministero con l’avviso di conclusione delle indagini nei  confronti di 12 persone sono quelle, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa aggravata ai  danni dello Stato, peculato, abuso d’ufficio, falso e truffa aggravata ai danni dei gestori telefonici  TIM, VODAFONE, WIND, H3G, POSTE MOBILE e BT ITALIA.  Coinvolti soggetti residenti o domiciliati tra Salerno, Castel San Giorgio, Capaccio, Cava dè Tirreni, Nocera inferiore, ma anche, Napoli, Ravenna, Campodarsego e in Brasile. Tutto parte da una complessa indagine diretta dal Sostituto Procuratore  della Repubblica del Tribunale di Salerno, Vittorio Santoro che ha svelato un articolato sistema di frode e una molteplicità di delitti ai danni sia del Tribunale Amministrativo  Regionale Campania, presso la sezione di Salerno, sia delle principali compagnie telefoniche operanti in ambito nazionale. Le indagini sono iniziate da una relazione su alcune anomalie gestionali riscontrate nel mese di  settembre dell’anno 2014 dal dirigente ad interim del TAR di Salerno, inviata al Segretariato  Generale della Giustizia Amministrativa alla Procura. L’inchiesta è sfociata un mese dopo in numerose perquisizioni nei confronti dei soggetti coinvolti. Quello scoperto al T.A.R. di Salerno costituisce un caso unico per modus operandi, dimensioni del fenomeno e coinvolgimento di pubblici funzionari di livello apicale, pur non escludendosi che lo  stesso possa essere stato replicato in altri Enti. Le indagini, eseguite su delega di questa Procura, dal Nucleo di Polizia Tributaria Guardia di  Finanza di Salerno, hanno in sintesi consentito di rilevare, per gli anni che vanno dal 2007 ad oggi, i  ruoli e i compiti di una molteplicità di soggetti, tra cui l’ideatore - promotore telefonico , l’ulteriore promotore , l’allora Segretario Generale del  T.A.R. di Salerno e il dipendente del T.A.R e punto di  riferimento operativo dei vari promotori. Attorno ad essi è stato rilevato il concorso o il supporto di  altre persone colpite dai provvedimenti, con ruoli di promotori, rappresentanti legali, titolari delle società coinvolte o mandatari delle compagnie telefoniche. 

Compelsso il sistema degli interessi che ruota intorno alla stipula di contratti telefonici con gli Enti pubblici e che prevede in sintesi un duplice vantaggio: quello dei promotori dei gestori di telefonia, interessati alle provvigioni corrisposte da una  compagnia telefonica quando la Pubblica Amministrazione stipula un contratto “nuovo” o di  “cambio gestore” e quello della Pubblica Amministrazione, che ottiene tariffe convenienti ovvero la possibilità di noleggiare o acquisire apparati a prezzi competitivi per un risparmio sui costi di  telefonia destinati alle attività istituzionali. Le indagini hanno tuttavia accertato un meccanismo di frode che traeva vantaggio da entrambi i  fronti, a danno del T.A.R. salernitano e delle compagnie telefoniche. Da un lato i promotori hanno infatti attuato una serie di comportamenti illeciti finalizzati  all’accaparramento delle provvigioni che le società di telefonia elargivano per la stipula di nuovi  contratti e per la migrazione da un gestore all’altro. Sul fronte della Pubblica Amministrazione invece le condotte criminose erano dirette a consentire  di usufruire indebitamente della disponibilità di apparecchi telefonici e di schede SIM intestate al  T.A.R. di Salerno, ottenute alle condizioni economiche di vantaggio, ma in realtà destinate a scopi privati e a  persone estranee alla pubblica amministrazione, rimaste non identificate, con emissione delle  relative fatture a carico del T.A.R..

Il sistema

Le indagini hanno ricostruito come fossero state formate, nel tempo, più schede di adesione false a convenzioni biennali con diverse compagnie telefoniche, utilizzando i dati dell’Organo di  giustizia amministrativa.  Il tutto si realizzava con un consolidato meccanismo che prevedeva la redazione e stipula di una  serie di convenzioni e schede di adesione false, con la sottoscrizione del dirigente pro tempore del T.A.R. di Salerno, di fatto formate e concluse al di  fuori delle legittime procedure contabili previste dalla normativa e non regolarmente depositate e  protocollate presso l’organo giurisdizionale amministrativo, né inviate agli organi competenti per i  dovuti controlli contabili. Difatti, nella contabilità del TAR non sono stati rinvenuti atti contrattuali  stipulati con le società di telefonia, né tantomeno i relativi impegni di spesa. La prima convenzione, stipulata nell’anno 2007 e denominata “TIM AFFARE FATTO GOLD”,  offriva la possibilità di assicurarsi schede SIM ed apparecchi cellulari in noleggio. Tuttavia, a fronte  di circa 30 dipendenti in servizio, il T.A.R. otteneva la disponibilità materiale di 1.246 schede SIM  e di 889 utenze cellulari, di fatto concesse a persone non identificate. Prima dello scadere dei due anni previsti contrattualmente, i promotori procedevano al passaggio  degli abbonamenti alla compagnia telefonica VODAFONE in modo da beneficiare di ulteriori  provvigioni, raggiungendo così il numero di ben 1.305 schede SIM sempre intestate al T.A.R. di  Negli anni successivi le SIM intestate al TAR di Salerno sono transitate, in varie soluzioni, verso  altri gestori telefonici, quali WIND, H3G, POSTE MOBILE e BT ITALIA, sempre dietro il rilascio  di idonei compensi percepiti dai promotori. Alcuni degli autori della truffa, al fine di giustificare con le compagnie telefoniche l’attivazione  delle schede SIM e garantirsi quindi le provvigioni, adottavano anche la procedura detta delle  “prove tecniche”, consistenti nell’effettuazione di chiamate tra le stesse utenze in modo da generare  quel traffico telefonico minimo sufficiente a percepire i compensi per le attivazioni. Quindi, i  promotori pagavano le fatture iniziali intestate al T.A.R. ed emesse al momento della prima  fornitura delle schede SIM, che venivano loro concordemente consegnate dai dipendenti del TAR, in modo da assicurarsi poi il riconoscimento di ben più cospicui compensi.  Le compagnie telefoniche, risultate all’oscuro della truffa, pagavano regolarmente le prestazioni  rese dai promotori, richiedendo quindi al T.A.R. di Salerno il pagamento delle fatture per il  successivo traffico telefonico effettuato, tant’è che solo in un’epoca successiva si sarebbe attivato, almeno in parte, ricorrendo a disponibilità proprie, per saldare le richieste pervenute dai gestori telefonici, senza riuscirvi completamente. In tutto questo, dal novembre 2014, un altro indagato si è reso irreperibile e il dipendente fu licenziato per giusta causa proprio in ragione delle condotte illecite accertate nell’ambito  di questo procedimento:lo stesso fu reintegrato dal Tribunale –Sezione Lavoro di Napoli.

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