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Cronaca Padula

"Veleni nei campi, io e mia madre col tumore alla tiroide": la lettera-denuncia

Luigina Martello denuncia la correlazione tra i rifiuti interrati in alcune zone del salernitano e l'incremento dei tumori alla tiroide: "Tutto ciò che noi seminiamo saranno poi i nostri figli a raccoglierlo. Ecco perché voglio un risarcimento da tutti"

Quella malattia terribile, il carcinoma papillare alla tiroide, ha colpito prima la madre, poi lei. Da lì il solito calvario: la ricerca di uno specialista, le cure e le fatiche quotidiane di chi lotta per riconquistarsi la vita. Da dove veniva quella malattia? Questione di ereditarietà genetica? Luigina Martello, 45enne di Padula (provincia di Salerno) un colpevole l'ha trovato: è la sua terra, quella in cui crediamo di "vivere respirando aria buona, con la convinzione che le verdure e la frutta hanno il sapore ancora di verdure e di frutta". "Tumori ereditari da zolla a zolla, non da madre in figlio", dice senza nascondere l'amarezza.

La correlazione tra rischio ambientale da rifiuti, mortalità e incremento delle patologie tumorali è un argomento complicato. Si rischia di scivolare - o di fare facile allarmismo - prima ancora di avventurarsi nel tema. Eppure la terra di Luigina, nella parte sud della provincia di Salerno, è finita sotto la lente dei pm per l'affare sporco dello smaltimento illegale di rifiuti tossici e pericolosi: sono 38 gli imputati tra imprenditori, autotrasportatori e agricoltori che si sono prestati a sotterrare nei loro terreni, in cambio di poche centinaia di euro, veleni spacciati per fertilizzante. Un giro d'affari di 50 milioni di euro, come emerso nel corso del processo Chernobyl. Una terra e un tema, peraltro, che hanno già suscitato l'attenzione del dottor Antonio Marfella, famoso oncologo della fondazione Pascale di Napoli che indaga sui disastri ambientali che stanno uccidendo la popolazione nella cosiddette Terra dei Fuochi, tra Napoli e Caserta.

Luigina lo sa, Luigina l'ha provato sulla propria pelle. Quando va da un oncologo all'ospedale Santa Chiara di Pisa per curare sua madre prima (e se stessa dopo qualche anno), il suo Vallo di Diano - dove ha vissuto e vive, ha respirato e respira, ha mangiato e mangia - è segnato in rosso sulla cartina dell'Italia che lo specialista tiene appesa al muro. Un rosso che indica "un focolaio dei tumori alla tiroide". Incredibile ma vero, nello stesso ospedale pisano, nella stessa stanza, Luigina trova dei paesani in cura. Uno, due, tre, tutti con quel terribile male.

La sua storia è raccontata in questa lettera-denuncia:

"La prima volta che sono stata all’ospedale Santa Chiara di Pisa risale al 1994. Ci portai mia madre, per un carluigina martello-2cinoma papillare alla tiroide. Quello che mi colpì nello studio del professore che curava mia madre, posta dietro la sua scrivania appeso al muro, fu una grande cartina dell’Italia. In grassetto nero erano segnate tutte le regioni, le province e le città. L’unica area, esattamente solo il Vallo di Diano, era segnato in rosso! La mia curiosità, nota a chi mi conosce, mi fece fare al professore la domanda: PERCHE'?? Il professore mi spiegò che quella era una mappa dove si localizzava il “focolaio” dei carcinoma alla tiroide. Chiamò il Vallo di Diano, un focolaio! Con le lacrime agli occhi mi disse che era molto dispiaciuto e commosso per la mia domanda e cosi mi spiegò che, un po’ di tempo prima, aveva mandato una delegazione di esperti per studiare il nostro territorio e il motivo di tanti casi di tumori alla tiroide concentrati soprattutto tra Sassano-Padula e Sala Consilina. Quella delegazione non fece in tempo a studiarne le cause, perché le loro domande ai cittadini diventarono scomode per alcuni politici del posto, che non esitarono molto a rispedirla indietro. Nella stanza dove mia madre venne ricoverata, c’erano sei letti, tutti occupati da persone del Sud e guarda caso, nella stessa stanza incontrammo proprio dei “paesani”! C’era la signora Maria di Sassano, Angela di Sala Consilina e ancora Michelina una ragazza di appena diciotto anni di Teggiano. Nel 2009 torno a Pisa sempre come accompagnatrice di mia madre, ma questa volta senza avere il tempo di fare domande al professore, mi ritrovo da accompagnatrice a paziente! Difatti il 16 marzo vengo operata di carcinoma papillare alla tiroide. Proprio come mia madre. Sono trascorsi alcuni anni e ritornando a controllo nello stesso studio del professore, non ho trovato più quella mappa. Allora gli ho fatto la stessa domanda: Perché?? Questa volta il professore mi ha risposto: NON HA ALCUN SENSO DELIMITARE UNA ZONA IN PERICOLO, SE GLI STESSI ABITANTI NON SI SENTONO TALI. Questo è vero, noi non ci sentiamo in pericolo perché noi non siamo ribelli, non sappiamo difendere i nostri figli".

"Basta", dice Luigina. E' un grido di dolore il suo:

"Ci fanno ancora credere che noi viviamo in quel pezzo di terra dove si respira aria buona e siamo ancora convinti che le verdure e la frutta hanno il sapore ancora di verdure e di frutta. Ma io non ci credo più e sono sempre più consapevole che i tumori sono ereditari sì, ma non da madre in figlio, ma da zolla a zolla! La mia cicatrice alla gola, come quella di mia madre e come quella di tante madri e figlie del Vallo, è il simbolo del mio riscatto, della mia ribellione. E’ il simbolo della mia, della nostra battaglia. E’ il MARCHIO che rappresenta indegnamente la mia terra! E si sa, i marchi si pagano. E io oggi chiedo il risarcimento. VOGLIO UN RISARCIMENTO da:
Tutti i sindaci, amministratori, onorevoli, assessori che hanno detto SÌ PER UN VOTO.
Dai miei genitori, dai miei nonni e bisnonni che non hanno visto e se hanno visto hanno taciuto.
Da chi si è arricchito, vendendo un pezzo di terra per trasformarlo in deserto.
Dai preti, dai monaci, dai Vescovi e dalla Chiesa tutta che nel Vallo non ho mai visto scendere in campo per difendere questa terra.
Dai molti contadini che hanno “sacrificato” i loro raccolti per stringere la mano agli amici del Nord.
Dalle associazioni, comitati, movimenti che si costituiscono e si sciolgono ad ogni occasione.
Dai medici, geologi, professori dagli esperti che studiano la terra degli altri e non la propria.
Dai consorzi ,dalle Comunità montane, che si riuniscono solo in occasioni di elezioni del nuovo presidente.
Dai giovani studenti del Liceo scientifico, classico, della Ragioneria, del Geometra capaci di scioperare solo per un riscaldamento mancato.
Dalle banche, istituti di credito, dalle finanziarie che dopo averci tolto tutto l’oro giallo, vogliono prendersi quello nero.
Dagli imprenditori,dai costruttori che non hanno avuto scrupoli a deturpare il proprio paesaggio con cemento e catrame.
Ed infine voglio un risarcimento da tutti, i vicini e lontani valdianesi, che non hanno saputo apprezzare, proteggere la mia e la loro terra segnata in rosso da tempo in uno studio medico distante 800 km! E ricordiamoci sempre che tutto ciò che NOI seminiamo, saranno poi i nostri figli a raccoglierlo, come io ho raccolto da mia madre: figlia di questa terra!"

Luigina Martello

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