Cronaca

Un ritratto filmico del critico di caggiano Achilleù Bonito Oliva

Intervista speciale a un uomo che è stato poeta, storico, critico, curatore

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Si chiama «A.B.O. Transitando» l’ultimo lavoro firmato da Irene Dionisio, un ritratto filmico di Achille Bonito Oliva, nato a Caggiano il 4 novembre 1939. Sarà possibile vederlo, per la prima volta, da venerdì 25 giugno al 9 gennaio al Museo d’arte contemporanea di Rivoli (Torino), all’interno della mostra “A.B.O. THEATRON. L’arte o la vita”, realizzata grazie main sponsor Gucci e con media partner Rai Cultura/Rai Cinque. E’ lo stesso Achille Bonito Oliva, intervistato nella sua casa romana, a condurre in un viaggio scandito da documenti d’archivio, video, fotografie che ripercorre, per capitoli, le tappe di una vita che l’ha visto poeta, storico dell’arte, critico e curatore. «Il mio volto è stato raffigurato molte volte, ovviamente si parla di ritratti. Ma io ho fatto sempre in modo che risultasse un autoritratto. Non per un’espropriazione dell’artista che lo realizza, ma per il fatto che se l’artista è creatore, il critico è creativo» dice Bonito Oliva all’inizio del percorso, quasi a condurre lo spettatore, anche questa volta, verso un affresco inatteso. Dichiara Irene Dionisio: «L’intelligenza innovatrice di Achille Bonito Oliva ha sempre vissuto la lateralità del tempo. E’ sempre stata capace di tradire il presente con una profonda capacità di nomadismo, l’eclettismo e multidisciplinarietà. Come ha detto nel primo incontro lo storico dell’arte Giulio Argan: “Achille da curatore avrebbe superato tutti in velocità» Un tempo vissuto, quello da Achille Bonito Oliva, transitando con consapevolezza e lucida ironia, sapendo muoversi, prima di tutti, nelle epoche e nelle discipline Così «A.B.O. Transitando» ne racconta l’arte e la vita, catturando il suo desiderio di essere “un eterno bambino, privo di sensi di colpa” e di vivere “nell’eterno ritorno” senza timore in qualsivoglia futuro. Un ritratto filmico che è anche un viaggio nei tratti salienti di un «curatore particolarmente espressivo, istrionico, sperimentale, al contempo enciclopedico e comportamentale», come ha affermato il Direttore del Castello di Rivoli Carolyn Christov-Bakargiev.

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