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Qualità della ricerca nelle università, pubblicati i dati dell'Anvur: l'Unisa è al - 1%

Sono stati pubblicati i risultati della VQR che saranno utilizzati per ripartire tra le università la parte premiale (1,4 miliardi) del Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2016

L’Università degli Studi di Salerno ha una qualità della ricerca sotto lo zero. Sono stati pubblicati i risultati della VQR che saranno utilizzati per ripartire tra le università la parte premiale (1,4 miliardi) del Fondo di Finanziamento Ordinario per il 2016.  L’università italiana si è messa in moto, infatti, convergendo verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. In media, gli atenei che avevano un livello della qualità della ricerca relativamente basso si sono rimboccati le maniche e, se non hanno scalato posizioni, almeno hanno ridotto lo svantaggio. 

L'analisi pubblicata dall’Anvur, l’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca, è stata realizzata nel triennio 2011 – 2014. L'1,4 miliardi di euro verranno distribuiti tra 66 università italiane prevalentemente in base ai risultati della Vqr: oltre il 60 per cento dell’intero fondo (fonte Anvur) viene distribuito in base all’indice Iras1. È un valore che varia tra 0 e 1, ed è il rapporto tra il totale dei punteggi ottenuti da un’università in un area scientifica e il totale dei punteggi delle pubblicazioni di tutti i 66 atenei, valutati nella stessa area scientifica. A questo valore si sottrae la “quota dimensionale”. Tale valore per l'Unisa è risultato sotto lo zero, appunto -1%, ma rispetto alla vecchia valutazione 2004 – 2010, il risultato è di gran lunga migliorato. “Si vede con chiarezza che l’esistenza stessa della VQR, quindi il sapere a priori che il lavoro di ricerca sarà valutato, ha orientato l’azione delle università: rispetto alla prima VQR, conclusa nel 2013 che considerava i lavori scientifici realizzati nel periodo 2004-2010, c’è una convergenza – ha detto Andrea Graziosi, presidente Anvur – La prima Valutazione aveva fotografato la ricerca universitaria dopo un periodo di oltre vent’anni senza un sistema di valutazione comune, con il risultato che ogni ateneo aveva seguito regole proprie e il sistema si era mosso in ordine sparso, con profonde differenze. Oggi, invece, vediamo che le differenze tra atenei si riducono e tutto ci fa pensare che la qualità media del lavoro delle università si sia innalzata. Si può, dunque, ipotizzare che gli esercizi di valutazione abbiano raggiunto uno degli obiettivi che si erano prefissati: favorire una convergenza verso uno standard comune e più elevato della qualità della ricerca. Certamente, si tratta solo di un primo passo in un percorso lungo e complesso ma, per semplificare, possiamo dire che la macchina è stata messa in moto, come dimostra anche il miglioramento nella qualità del reclutamento della docenza", ha concluso.


 

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