Falcone e Borsellino nei ricordi di Giovanni Canzio ad UnisaOrienta

Un silenzio emozionante, in un'aula affollata da 1500 studenti, ha accompagnato il ricordo di Falcone e Borsellino narrato dal primo Presidente Emerito della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, testimonial della quarta gioranta di UnisaOrienta

Il presidente Giovanni Canzio ed il rettore Aurelio Tommasetti

Un silenzio emozionante, in un'aula affollata da 1500 studenti delle scuole superiori, ha accompagnato il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino narrato dal primo Presidente Emerito della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, testimonial della quarta gioranta di UnisaOrienta, la manifestazione che l’Università di Salerno dedica all’orientamento in ingresso e all’accoglienza delle future matricole, curata dal Centro di Ateneo per l’Orientamento e il Tutorato in collaborazione con i 17 Dipartimenti promotori degli 80 corsi di studio dell’UniSa.

La testimonianza di Canzio

"La memoria è doverosa. Perché a fine anni Settanta, l’Italia è stata segnata drammaticamente dal terrorismo rosso, nero e mafioso. E in quell’epoca abbiamo incontrato generazioni di giovani che non conoscevamo - ha spiegato il presidente Canzio che, poi, ha omaggiato i magistrati che hanno pagato con la vita la propria battaglia a Cosa Nostra - Giovanni Falcone e Paolo Borsellino aprirono i processi alla mafia di cui neppure si parlava, anche se tutti ne conoscevano l’esistenza. Furono loro ad avviare quella stagione che ci porta oggi ad aver quasi sconfitto Cosa Nostra. Falcone e Borsellino, barbaramente trucidati nel 1992, hanno aperto la porta di una storia occulta, tenuta nascosta. È stato fatto tutto con grande impegno, sacrificio e passione. Ogni volta per noi, in Cassazione, era doloroso riaprire pagine di stragi mafiose, eppure bisognava dimostrare che il volto del Diritto e della Giustizia non è lo stesso della criminalità. Perché un giudice deve assicurare l’uguaglianza di tutti i cittadini, anche i più potenti o i più criminali, dinanzi alla Legge". Canzio, poi, ha raccontato i suoi ricordi legati a Salerno, sua città natale: "Ho vissuto per 25 anni di fronte alla Chiesa del Carmine, nel centro di Salerno, prima d’affrontare altrove la mia vita lavorativa. Ho frequentato il liceo Tasso, avevo una speciale passione per il mondo antico, leggevo e capivo il greco prendendo 9 e 10 alle versioni, ma per prima cosa facevo una copia nascosta da passare ai miei compagni di classe - ha raccontato strappando un sorriso agli studenti - È proprio leggendo quei classici che si è alimentata in me la passione per la Giustizia e il Diritto. È per questo che ho scelto la facoltà di Giurisprudenza. Ero iscritto a Napoli ma studiavo a casa, perché frequentare l’Università era ancora un concetto sconosciuto. Vedendo la tv, io e i miei coetanei sognavamo i campus americani immersi nel verde, quelli in cui i ragazzi statunitensi trascorrevano le loro giornate, sull’erba e dentro le aule. Venire qui all’Università di Salerno oggi è un po’ come veder realizzato il sogno della mia giovinezza".

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Gli altri interventi

La giornata è iniziata con i saluti del rettore Aurelio Tommasetti e della professoressa Rosalba Normando, responsabile del Caot. A Matteo Casale, già presidente della Corte d’Appello di Salerno, è toccato, invece, introdurre l'intervento di Giovanni Canzio. L'offerta didattica del dipartimento di Scienze Giuridiche, invece, è stata presentata dal direttore del dipartimento Giovanni Sciancalepore che ha parlato di un'offerta didattica tra tradizione ed innovazione: "Non siamo legati a schemi vecchi né superati ma abbiamo rispetto per il cuore antico del nostro Diritto. E siamo anche proiettati al futuro, perché costantemente impegnati ad intercettare le esigenze del mondo del lavoro, per un arricchimento specialistico che soddisfi le nicchie di mercato. Lo studente per noi è al centro" ha concluso.

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