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Un momento del sit in

Un momento del sit in

Unisa, i giovani comunisti contro i test di ingresso per la facoltà di Medicina

Agli ingressi dell’università, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato, il numero chiuso va abrogato!”

La giornata dei test di medicina presso l’Università degli Studi di Salerno si apre tra le proteste degli studenti, che chiedono l’eliminazione del numero chiuso. Agli ingressi dell’università, tra le file dei candidati in attesa di sostenere la prova, la contestazione del Fronte della Gioventù Comunista con uno slogan a caratteri cubitali: “La pandemia lo ha dimostrato, il numero chiuso va abrogato!

La protesta

Per gli studenti la pandemia di Covid-19 ha mostrato le “conseguenze disastrose dei tagli e della privatizzazione nella sanità. Durante l’emergenza la mancanza di personale ha costretto i medici a sforzi incredibili in reparti al collasso. Nonostante questo la selezione con i test di ingresso per medicina e professioni sanitarie non viene messa in discussione: quest’anno 66 mila candidati competeranno per poco più di 13 mila posti, e tantissimi altri tenteranno quello per professioni sanitarie il prossimo 8 settembre”.

La denuncia 

“Il governo crede davvero che aggiungendo 5mila euro posti solo per quest’anno, si risolverà il problema di un SSN al collasso? I lavoratori della sanità in questi mesi hanno sostenuto il peso di anni di tagli e le carenze di organico moltiplicando i turni e la fatica. Prima tutti li hanno chiamati eroi, ma oggi il sistema del numero chiuso resta in piedi. Non si tratta di cento o mille posti in più, ma di eliminare questa selezione di classe e salvare davvero il SSN”, spiega Antonio Genovese, segretario provinciale del FGC che aggiunge: “Da tempo si denuncia la mancanza di almeno 50 mila infermieri e di decine di migliaia di medici, tagli sistematici al SSN e sostegno alle cliniche private che lucrano sulla salute e di fronte al virus hanno fatto finta di niente. Proprio il numero chiuso per la facoltà di medicina è una di quelle misure che hanno distrutto la sanità pubblica, tagliando il numero di lavoratori in corsia per favorire la speculazione sulla salute della popolazione intera. Il disastro di questi mesi ci ha dimostrato che serve una sanità davvero pubblica, gratuita e accessibile a tutti”.

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