Cronaca

Usura a Capaccio: allevatore costretto a cedere anche 130 bufale, nei guai una consigliera

Nel 2007 chiese un altro prestito di 17mila euro a Marrazzo con interessi che sembrerebbe arrivassero fino al 140%. Tra il 2009 e il 2011, trovandosi in enormi difficoltà, l’allevatore chiese in prestito 100mila euro ai cinque imputati

Condannata a due anni con la condizionale, per usura, la consigliera comunale di maggioranza del Comune di Capaccio Paestum, Alfonsina Montechiaro, insieme a L.M. e R.G., sempre di Capaccio. E' di ieri la sentenza di primo grado emessa dal gup Ubaldo Perrotta del Tribunale di Salerno.

Il caso

Nel 2019, invece, andranno a processo il fratello della consigliera, Giovanni Montechiaro, e Melchiorre Marrazzo. La vicenda nasce da alcuni prestiti concessi ad un allevatore di Capaccio, che tra il 2002 e il 2005 sarebbe stato  costretto a cedere anche 130 bufale per coprire gli interessi che non riusciva a pagare. L’uomo aveva chiesto un prestito di 40mila euro a Montechiaro, su cui avrebbe  versato un tasso di interesse annuo medio del 120%.

La confisca

Nel 2007 chiese un altro prestito di 17mila euro a Marrazzo con interessi che sembrerebbe arrivassero fino al 140%.  Tra il 2009 e il 2011, trovandosi in enormi difficoltà, l’allevatore chiese in prestito 100mila euro ai cinque imputati, tra cui la consigliera Montechiaro. Anche in questo caso il tasso avrebbe superato il 100%. In sostanza, in tre anni l’uomo ha dovuto restituire circa 500mila euro, così, stremato, ha denunciato tutto alle forze dell'ordine ed è stata aperta un'inchiesta. La sentenza di ieri è giunta al termine di un rito abbreviato. Disposta anche la confisca di denaro, beni e altre utilità per circa mezzo milione di euro.


 

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