Nessuno andrà in prigione per la morte di Franco Mastrogiovanni

Dopo 9 anni la Cassazione conferma le condanne per sequestro di persona ai sei medici e agli undici infermieri. Tutte le pene, inferiori ai due anni, sono sospese

La Cassazione ha confermato le condanne, ritenendo responsabili i medici e gli infermieri del reparto psichiatrico del “San Luca” di Vallo della Lucania per il sequestro di persona, annullando invece la sentenza in secondo grado per il reato di omicidio colposo di Franco Mastrogiovanni. Tutte le pene sono state sospese perchè inferiore ai due anni di reclusione. Dunque, nessuno andrà in galera 

Le decisioni della Cassazione

Per la morte del maestro elementare di Vallo della Lucania, deceduto a 58 anni dopo il ricovero forzato, conseguenza di un Trattamento Sanitario Obbligatorio disposto nei suoi confronti, la Suprema Corte ha confermato la condanna per i medici Di Genio, Barone, Basso, Della Pepa, Mazza e Ruberto, con pene ridotte, inferiori a due anni, per il sequestro di persona. Nello specifico un anno e tre mesi per Barone, Basso, Mazza e Ruberto. Per Di Genio è stata dichiarata irrevocabile la condanna per il sequestro di persona. Confermata la pena a Della Pepa. Conferma anche per la condanna di 11 infermieri del reparto, assolti in primo grado. Si tratta di Maria D’Agostino Cirillo, Maria Carmela Cortazzo, Antonio De Vita, Giuseppe Forino, Alfredo Gaudio, Massimo Minghetti, Nicola Oricchio, Raffaele Russo, Massimo Scarano e Antonio Tardio (per loro pene di 8 e 7 mesi). Annullata la sentenza per Antonio Lungo essendo i reati a lui ascritti estinti per morte dell’imputato.

La decisione della Cassazione è giunta dopo diverse ore di camera di consiglio. Gli ermellini hanno confermato in sostanza la decisione dei giudici di primo e secondo grado. Durante il primo, erano stati condannati i medici per sequestro di persona, falso ideologico e morte in conseguenza ad altro reato, gli 11 infermieri invece erano stati prosciolti. In Appello, invece, gli infermieri furono condannati, così come i medici. Furono le immagini delle telecamere di videosorveglianza a mostrare come il maestro fu trattato nei quattro giorni di ricovero: legato mani e piedi al letto, digiuno e lasciato da solo, senza che nessuno si preoccupasse di nutrirlo.

Chi era Franco Mastrogiovanni

Franco Mastrogiovanni, 58 anni, docente precario nella scuola elementare di Pollica, nel Cilento, è il protagonista di una storia di abusi e malasanità. La sua storia iniziò la notte del 30 luglio 2009, quando Mastrogiovanni – secondo i vigili urbani di Pollica – invase un’area pedonale del comune, provocando incidenti, danni e feriti. Fu il tenente della polizia municipale, dopo aver chiamato il sindaco di Acciaroli, Angelo Vassallo - il sindaco pescatore assassinato nel 2010 - ad indicargli la necessità di sottoporre a un tso il maestro alla guida della sua auto. Una versione, quella del vigile, che aveva sollevato più di un dubbio durante le fasi del processo. Non ci furono infatti vittime per quell'incidente provocato dal maestro, nè danni. Il sindaco, tuttavia, autorizzò il TSO, senza conoscere del tutto i fatti.

Il 31 luglio fu sempre il tenente dei vigili ad incontrare il maestro che, alla vista dell'Alt con tanto di paletta, avrebbe forzato il posto di blocco. Da lì un inseguimento per le strade del Cilento, con i vigili a chiedere l'aiuto dei carabinieri. La fuga proseguì per Agnone, Montecorice e San Mauro Cilento, dove Mastrogiovanni si fermò, abbandonando l'auto, e tuffandosi a mare per un bagno. Restò in mare per un paio d’ore, circondato dai vigili, carabinieri e guardie costiere. Un medico, chiamato dalle forze dell’ordine, dal bagnoasciuga certificò lo stato di alterazione profonda del paziente. Il maestro poco dopo però uscì dall'acqua e si consegnò alle forze dell'ordine. Chi assistette a quella scena, parlò di un uomo tranquillo, per nulla agitato. Mastrogiovanni sal' sulle sue gambe sull’ambulanza prima di affermare - si evince dagli atti - le sue ultime parole: «Non mi fate portare a Vallo perché là mi ammazzano».

Il maestro anarchico non uscirà vivo dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania, dove passerà le ultime 87 ore della sua vita legato ad un lettino, tra la noncuranza del personale sanitario. L’autopsia dirà che la morte era sopraggiunta per asfissia, causata da un edema polmonare provocato dalla contenzione, una pratica definita «illecita, impropria e antigiuridica». «È morto come Cristo in croce» affermòla sorella, che da quel 4 agosto 2009 aveva chiesto giustizia.

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