Villa Rufolo a Ravello: simbolo dell'ascesa e del crollo di una famiglia

Da sempre simbolo della cittadina costiera, Villa Rufolo rappresenta oggi un vero gioiello da scoprire e riscoprire perché le meraviglie del sito, architettoniche e artistiche, non smettono mai di stupire visitatori e autoctoni.

Se d’estate Ravello si inebria di musica, arte e spettacolo che entrano ormai prepotentemente di diritto a far parte del famoso festival estivo che la anima, durante tutto l’anno a farla da padrone è la storia, l’arte e il patrimonio culturale che da sempre l’ha caratterizzata rendendola famosa agli occhi del mondo per le sue meraviglie. Tra queste, una delle più note e visitate è sicuramente Villa Rufolo che è stata la meta preferita di musicisti, artisti e poeti fin da tempi più remoti e che già il Bocaccio decantava nei suoi versi così come Wagner traeva le sue ispirazioni nei giardini: la storia della villa più famosa della divina costa va di pari passo con quella della famiglia da cui ha preso il nome. Il potere dei Rufolo e l’innalzamento sociale della famiglia avvenne durante la seconda metà nel XIII secolo e ciò portò Nicola Rufolo a contrarre matrimonio con Sigilgaida della Marra, una delle donne più potente del Meridione nonché sorella del Maestro razionale del regno di Federico II. Il Rufolo diede il via a una grande attività architettonica a Ravello, in seguito, approfittando della posizione di primo piano del nipote di Sigilgaida, si specializzò nella gestione economica del Regno. Con l’avvento degli Angioini, i Rufolo giurarono loro fedeltà e la generazione successiva iniziò a ricoprire cariche importanti tanto che diventarono addirittura banchieri della corona. 


Si tratterà, però, di una carriera che costerà ai Rufolo e ai della Marra la confisca dei beni  e la cattura di alcuni loro membri da parte di Carlo II che, per risanare la crisi economica del regno, puntava a impadronirsi dei loro beni. Rufolo e della Marra, quindi, furono accusati di concussione, di tradimento e di danneggiamento della Corona: tutte accuse che servirono a toglierli di mezzo e a espropriarli di tutti i beni mobili e immobili tra cui navi, cavalli e armi. Proprio a Lorenzo Rufolo, uno dei personaggi condannati a morte, si ispirò il Bocaccio per la novella su Landolfo Rufolo, che il poeta descrisse come procacciatore di mercanzie diventato pirata dopo la rovina economica: la novella, però, riserva a Landolfo quel lieto fine che non toccò a Lorenzo. Non solo condanne a morte e confische operò re Carlo II d’Angiò, ma sancì anche la tortura per donne e bambini in modo da non permettere alla famiglia di riprendersi mai più, e a favorirne il declino furono anche alcune famiglie di Ravello che non vedevano di buon occhio lo strapotere raggiunto dai Rufolo. Ecco perché alcuni membri della famiglia si trasferirono a Napoli: Peregrino Rufolo, vescovo di Ravello, nel XV secolo fu l’ultimo della sua stirpe. Oggi dello splendore dei Rufolo resta ai posteri proprio quella villa che si erge a simbolo della Ravello che fu.
 

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