Vino adulterato in Puglia: 11 arresti e 6 aziende sequestrate dai Nas, coinvolti diversi salernitani

Sarebbe emersa anche la falsa produzione di uve per realizzare vino Doc e Igt tramite alcune aziende agricole

“Ghost Wine”, vino fantasma: questa la denominazione dell’operazione che ha sgominato una banda dedita alla vendita in Italia e all'estero, di vini adulterati, spacciati per biologici, Doc o Igt.Tre le presunte associazioni che avrebbero operato nel settore. Quaranta gli indagati totali, a vario titolo. Undici dei quali finiti in arresto. Sarebbero, cioè, nel complesso ingranaggio che annoverava anche una serie di figure con alte competenze di chimica per realizzare il prodotto, i principali promotori. E non solo. Fra gli arrestati spicca anche il nome di Antonio Domenico Barletta, 56enne originario della provincia di Catanzaro e residente a Lecce. Barletta, funzionario dell'Icqrf (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti, organismo che fa capo al ministero delle Politiche agricole e alimentari, fra gli enti che hanno indagato nella vicenda), avrebbe agevolato gli imprenditori nelle pratiche, omettendo controlli e avvisando di ispezioni

L'intervento

Come riportano i colleghi di Lecceprima, l’inchiesta su un presunto giro di vino adulterato è stata condotta dal Nas (Nucleo antisofisticazioni e sanità) di Lecce e dall’Icqrf (unità investigativa centrale di Roma), mettendo a nudo un sistema di commercializzazione illecito in cui, per certi versi, i tre gruppi sarebbero stati complementari fra loro. Ma come? Per esempio, una pratica già scoperta in passato ed evidentemente ancora attuale, era quella della fermentazione alcolica di miscele di sostanze zuccherine ottenute da canna da zucchero o barbabietole. Il tutto, commercializzato in modo illecito in favore di note aziende. Il principio di libera concorrenza sarebbe così stato falsato dall’esubero di produzione. Ottenendo con procedimenti fraudolenti ingenti quantità di vino Dop, Igp e Doc. Nel corso delle indagini, è emerso anche un altro fenomeno, già noto: la nazionalizzazione di prodotti dell’Unione Europea. Venduti, cioè, come italiani, addirittura attribuendo denominazioni d’origine. Per esempio, vino nato in Spagna e rivenduto come Igt o Doc italiano e, nello specifico, pugliese. E non è tutto. Sarebbe emersa anche la falsa produzione di uve per realizzare vino Doc e Igt tramite alcune aziende agricole di proprietà di alcuni fra gli indagati.

I reati contestati

Vari i reati di natura associativa e non contestati: falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e in registri informatizzati, frode nell’esercizio del commercio, vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine, contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari, riciclaggio e autoriciclaggio, gestione di rifiuti non autorizzata. Fatti avvenuti in Puglia e in altre località italiane. Gli investigatori hanno acquisito vere e proprie “ricette” per usare lo zucchero insieme ad altre sostanze, tramite pratiche enologiche illegali. Si rendeva, cioè, di nuovo idoneo, vino diventato quasi aceto o scadente, attraverso una  nuova fermentazione. Oppure, per la produzione di vino, mosto e mosto concentrato rettificato, usati persino per realizzare aceto balsamico di Modena, con il solo utilizzo di zucchero miscelato e altre sostanze chimiche. In particolare, fosfato monopotassico e solfato potassico, di solito usati come concime, che potrebbero essere stati impiegati per intervenire nella salinità del vino.

Le indagini

Le indagini sono state svolte con intercettazioni telefoniche e riprese video, controlli e pedinamenti, fotografie scattate di nascosto di vari incontri fra i soggetti di maggior interesse. Nel corso delle operazioni, sono stati sequestrate vari sostanze per l’adulterazione e acquista varia documentazione.  Il blitz, all’alba di oggi, si è svolto con l’impiego di oltre duecento militari del Gruppo carabinieri per la tutela della salute di Napoli (cui fa capo il Nas di Lecce), unità dell’Arma territoriale e circa novanta appartenenti all’unità centrale investigativa dell’Icqrf. Tutti supportati dall’alto dal 6° Nucleo elicotteri di Bari. Perquisizioni (sessantadue in tutto) si sono svolte in Puglia, in Campania, nel Lazio e in Abruzzo.  

Gli altri indagati a piede libero

Tra gli altri indagati, a piede libero, anche V.B., 40enne di Capaccio e R.A. 58enne di Pontecagnano Faiano.

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Tragico incidente a Baronissi: morto un 21enne, un arresto per guida in stato di ebbrezza

  • Agropoli, rubata la salma di Pasquale Picariello: familiari sotto choc

  • Incidente mortale a Baronissi, il ragazzo che guidava interrogato dal gip: "Non ricordo nulla"

  • Via Pietro del Pezzo: rissa in pizzeria, intervengono i carabinieri

  • Delitto di Baronissi, l'imputato "cosciente ma con disturbi della personalità"

  • Morte di Melissa La Rocca, le parole della sua prof a una settimana dalla tragedia

Torna su
SalernoToday è in caricamento