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Attirata con un falso lavoro a Milano: massacrata di botte e violentata, orrore per una salernitana

Dopo aver compiuto l'inqualificabile gesto, l'autore dell'aggressione l'ha letteralmente buttata in strada, dicendole "prenditi un taxi e tornatene da dove sei venuta"

Orrore a Milano: una giovane moldava, residente in provincia di Salerno, è stata massacrata di botte e violentata. Dopo aver compiuto l'inqualificabile gesto, l'autore dell'aggressione l'ha letteralmente buttata in strada, dicendole "prenditi un taxi e tornatene da dove sei venuta". Perché lei per quel lavoro, in realtà inesistente, di strada ne aveva fatta tanta: in una mattina aveva percorso oltre ottocento chilometri, con la speranza di aver momentaneamente svoltato la propria vita. E, invece, come riportano i colleghi di Milanotoday, senza saperlo è andata incontro a quel mostro che l'ha picchiata e stuprata in una squallida casa popolare per poi dirle di andare via. La vittima ha trovato il coraggio di chiedere aiuto e di raccontare tutto quello che ricordava: è stato trovato, dunque, il responsabile di trentanove anni - un cittadino romeno senza nessun precedente in Italia - arrestato martedì sera dai carabinieri della tenenza di Rozzano con le accuse di violenza sessuale e lesioni personali sulla 24enne moldava. Per lui le manette sono scattate all'interno di un appartamento di Pero, di proprietà di sua sorella, dove si era rifugiato sapendo ormai di essere braccato. 

Il lavoro da badante e il viaggio in treno

I carabinieri, infatti, gli davano la caccia ormai dal 26 agosto scorso. Quel giorno i militari erano stati allertati da una passante che aveva visto una donna, ferita e sanguinante, seduta su una panchina in viale Lombardia a Rozzano.  La vittima - la moldava 24enne, che vive in provincia di Salerno insieme alla madre - aveva subito raccontato di essere stata picchiata e stuprata da un uomo con cui aveva un appuntamento per una sorta di colloquio di lavoro.  Quell'uomo, aveva spiegato la donna, l'aveva contattata dopo che lei aveva lasciato il suo numero di telefono su un gruppo Facebook in cui si offre lavoro alle badanti e l'aveva convinta a venire a Milano promettendole un'occupazione da una famiglia. Così, lei il 26 agosto mattina aveva preso un treno dalla Campania, era arrivata a Milano centrale e da lì con un taxi si era spostata fino al luogo scelto per l'incontro, un bar a Rozzano. 

La violenza brutale

Ad attenderla aveva trovato proprio il 39enne, che l'aveva accompagnata a casa - un appartamento vicino - a posare le valigie, si era fatto dare 150 euro come compenso per l'intermediazione ed era poi andato a comprare una bottiglia di whisky prima di far rientro nell'abitazione: un appartamento Aler intestato alla madre dell'uomo, che da tre anni ormai è tornata in Romania.  La vittima aveva capito che qualcosa non andava e aveva telefonato a suo madre, probabilmente per chiederle aiuto. In quel momento, però, il 39enne le aveva strappato dalle mani il cellulare e, con una freddezza spietata, aveva spiegato alla signora che era tutto in ordine e che non c'era nulla di cui preoccuparsi perché "questo è il mio lavoro".  Poi, era iniziata la violenza vera e propria. La giovane era stata colpita con diversi pugni al volto - i medici le avevano diagnosticato una frattura del setto nasale - e poi costretta a un rapporto completo. Quindi, dopo l'orrore, l'uomo le aveva detto "l'ho fatto perché mi piace quello che faccio" e le aveva ordinato di andare via e di "tornare da dove sei venuta". Così, lei era scesa in strada e aveva chiesto aiuto ai carabinieri, che l'avevano immediatamente portata alla clinica Mangiagalli, dove è rimasta ricoverata per quattro giorni. 

Era un ricercato internazionale

Terminata la violenza, il 39enne è tornato a essere un fantasma. Nonostante si sospetti sia in Italia da tanto, il suo nome non risultava praticamente da nessuna parte: né un controllo delle forze dell'ordine, né un precedente, niente.  Eppure, nonostante subito dopo l'aggressione avesse buttato le due schede che aveva usato per tenere i contatti con la vittima, ai carabinieri di Rozzano è bastato trovare un vecchio documento del 2011 firmato da sua madre per ricostruire il puzzle e scoprire il suo nome.  Gli investigatori hanno poi scoperto che sulla sua testa pendevano due mandati d'arresto internazionali per fatti commessi in Romania fino al 2011 - vecchie robe di furti e soldi falsi - per un totale di cinque anni di galera da scontare. Proprio dal mandato è "saltata fuori" una sua fotografia, grazie alla quale la vittima lo ha riconosciuto come l'uomo che l'aveva stuprata e picchiata. 

L'arresto

Col suo nome i carabinieri sono risaliti anche a un falso profilo Facebook - "Roxana Alex", 1400 amici, soprattutto donne dell'Est - e un numero di telefono, che negli ultimi giorni ha agganciato più volte una cella telefonica in una precisa strada di Pero.  Lì, in un appartamento della sorella con uno sfratto già programmato, i carabinieri sono andati a prenderlo. Lui ha finto che non era in casa, non ha aperto la porta e quando i militari l'hanno sfondata si è nascosto sotto il letto. Ma ormai la sua fuga era finita. 

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