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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Al Ruggi visite ai degenti solo con il super green pass, una salernitana scopre di essere positiva: "Temo di aver contagiato il mio familiare ricoverato"

Non viene più richiesto l'esito negativo del tampone a chi visita i ricoverati al Ruggi: una nostra lettrice, munita di super green pass, ha appena scoperto la sua positività ed ora teme di aver contagiato il familiare da lei salutato in ospedale

Per accedere al Ruggi e visitare i ricoverati, non viene più richiesto l'esito negativo del tampone, ma soltanto il super green pass. Dunque, anche chi, da asintomatico, nonostante il vaccino, abbia malauguratamente contratto il Covid, gode dell'autorizzazione di entrare nei reparti ospedalieri, con tutti i rischi del caso per i degenti ed il personale sanitario in servizio. Non raro, tuttavia, come è noto, il contagio anche tra i cittadini vaccinati: nonostante questa amara consapevolezza, in ospedale si consente a chi ha il super green pass di entrare senza ulteriori accertamenti in merito alla sua effettiva negatività al virus. E può capitare, come alla lettrice che ha scritto alla nostra redazione, che i visitatori esterni, pur muniti di certificazione verde rafforzata, scoprano di non essere stati risparmiati dal Covid: "Ho fatto visita ad un mio familiare ricoverato al Ruggi, qualche giorno fa - ci racconta la cittadina salernitana - Non avevo sintomi e quindi non ho avuto motivo di immaginare di avere il Covid quando mi sono recata in ospedale: mi hanno richiesto il super green pass di cui ero in possesso e così ho potuto salutare il mio parente, pur senza effettuare tamponi. Ieri, invece, ho saputo di essere entrata in contatto con un positivo e così mi sono precipitata in farmacia per scrupolo: purtroppo ho contratto il virus e, adesso, temo di poterlo aver trasmesso anche al mio familiare in ospedale. Sono preoccupatissima", confessa la lettrice.

L'auspicio

Il caso denunciato dalla nostra lettrice potrebbe, tristemente, non rappresentare un'eccezione: con il rialzo dei contagi registrato nelle ultime settimane, infatti, appare discutibile consentire l'accesso in luoghi protetti, come gli ospedali, senza effettuare prima il tampone e, quindi, senza accertare la negatività dei visitatori esterni. Tali perplessità si rafforzano considerando che i degenti, a prescindere dalla patologia per la quale si trovano ricoverati, sono certamente persone più a rischio in termini di esposizione al virus, data la loro fragilità del momento che ha comportato la necessità di farli sottoporre a cure ospedaliere. Va ricordato, infine, che le nuove varianti hanno "bucato" i vaccini, non risparmiando neppure chi ha ricevuto la terza dose: risulta auspicabile, pertanto, richiedere il possesso dell'esito negativo del tampone a chi accede negli ospedali, a tutela dei ricoverati e degli operatori sanitari, onde evitare il proliferare del virus e tutte le sue pericolose conseguenze, già patite nei mesi passati da innumerevoli persone.

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