Covid-19, la Fenailp: "Non pagheremo nè contributi e nè tasse"

La Federazione Nazionale Imprenditori e Liberi Professionisti lancia l’aut aut al Governo

"Sono trascorsi circa 2 mesi da quando gran parte delle imprese sono chiuse, fatte salve quelle beneficiarie della lotteria dei codici Ateco che hanno potuto continuare l’attività. Senza clienti, senza incassi, ma con dipendenti, contributi, tasse, affitti, bollette, mutui ed impegni pregressi, per non parlare della merce e delle scorte. La situazione può diventare esplosiva, con risvolti non solo economici, ma anche sociali e umani pesantissimi". E' quanto denunciato dal presidente nazionale FE.N.A.I.L.P., Sabato Pecoraro: "Gli Operatori del Commercio, dell’Artigianato del Turismo e dei Servizi, sono allo stremo - ha continuato - Il decreto del Governo salva le banche e non le imprese…servono soldi veri e servono presto. I finanziamenti liquidità previsti dal D.l. n. 23/2020 come sono stati strutturati fanno beneficiare seppur in maniera indiretta, ma reale, le sole banche e non le PMI se confluiscono sullo stesso conto del soggetto finanziato che presenta un saldo negativo per debitorie pregresse che l’azienda ha con la banca. Andando, eventualmente a ripianare situazione debitorie illegittime sul conto “in rosso” per il cumulo di interessi anatocistici o addirittura per usura". 

La denuncia

Il Governo nazionale si è limitato, infatti, a portare in dote alle PMI l’aumento al 90% della garanzia pubblica dall’80% già previsto dal decreto “Cura Italia” (DL 18/2020) del 17 marzo, oltre alla garanzia 100% per i prestiti sino a 25.000 euro e l’improbabile formula 90% MCC + 10% Confidi alle aziende con fatturato sino a 3.200.000 euro, ma non ha messo a disposizione degli operatori economici quella liquidità necessaria a far fronte alle spese correnti che devono essere onorate per non far saltare tutta la catena dei pagamenti.  Anzi, le PMI, essendo in una posizione di subalternità al sistema bancario, sono esposte alle pressioni della banca di sostituire posizioni debitorie in essere con crediti totalmente garantiti dallo Stato.

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L'appello

L'appello è che si passi il 10% di garanzia in testa ai Confidi direttamente alla Sace e si porti, quindi, la tutela dello Stato al 100% con l’introduzione di misure di maggiore respiro per la classe imprenditoriale – quella micro e piccola – senza lesinare concreta iniezione di liquidità, non già a debito, ma a titolo di contribuzione a fondo perduto, che funga da potente propulsore della ripartenza del nostro apparato produttivo.  "Sarebbe stata scelta coraggiosa delle Istituzioni, nonché svolta epocale rispetto alle misure fin ora adottate, lenire le ferite inferte dal Covid19, ponendo fine all’annoso, irragionevole ed iniquo rapporto tra Fisco e Contribuente, attraverso una sorta di pace fiscale, rendendo entrambi compartecipi della ripartenza del Paese, favorendo l’adempimento spontaneo di chi sovente, e a torto, viene bollato come evasore proprio da chi non conosce quanto sia arduo, oltre che poco remunerativo, “alzare” ogni mattina la saracinesca e sperare di poter assolvere alle obbligazioni contratte con i propri interlocutori, Stato incluso, senza dover contare, come contro partita, su un adeguato sistema di tutele, al pari di tanti dipendenti del settore pubblico e privato", conclude il presidente della Fenailp che, infine, fa appello ai principi dello stato di necessità e della capacità contributiva proporzionale al  reddito, stabiliti rispettivamente dagli articoli 54 del Codice penale e 53 della Costituzione.

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