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Economia

Crisi edilizia, i lavoratori protestano sul Corso di Salerno: l'appello di Lombardi

Gli operai salernitani si preparano allo sciopero nazionale del 18 dicembre. Il presidente di Federcepi Costruzioni: “Non perdiamo di vista i veri obiettivi”

Domani mattina, con un sit-in e un’azione di volantinaggio su Corso Vittorio Emanuele, a Salerno, gli operai edili della provincia attueranno le prime azioni di informazione e sensibilizzazione in vista dello sciopero nazionale dell’edilizia del prossimo 18 dicembre. Si tratta di una protesta di grande rilevanza, che – fanno sapere gli organizzari - intende riproporre con forza sul tavolo della politica, nazionale e locale, problematiche che hanno radici antiche, anche risalenti al periodo pre-crisi.

Sulla questione interviene il presidente di Federcepi Costruzioni Antonio Lombardi: “Proprio per l’importanza di queste azioni, che nascono da situazioni di profonda sofferenza che in molti casi accomunano operai e imprenditori - occorre focalizzare bene gli obiettivi, affinché ogni iniziativa raggiunga, com’è auspicabile e giusto che sia, il massimo del risultato. Non tralasciando finanche la scelta dei luoghi: oggi i sindacati edili lamentano inefficacia della politica, inutilizzo di fondi europei, ritardi nei pagamenti, licenziamenti continui, cantieri fermi, più sicurezza, riforma del sistema previdenziale edile”

Per il noto imprenditore salernitano si parla di temi “che imporrebbero ben altra “location” e che, in Corso Vittorio Emanuele, non troveranno purtroppo risposte già in partenza. Finanche l’azione di volantinaggio ha perso ogni valenza ed ogni significato in un sistema elettorale che demanda ogni scelta e ogni decisione ai partiti. Ed allora è importante protestare nel modo, nei luoghi e nei momenti giusti, se si vogliono conseguire obiettivi concreti”. Di qui l’appello rivolto alla politica e alle istituzioni alle loro “gravissime responsabilità” e “avendo il coraggio di denunciare con forza che non ha senso promettere ancora incentivi con Industria 4.0, con buona parte delle imprese che non potrà fruirne perché non in regola con tasse e contributi. E la non regolarità scaturisce spesso proprio dai ritardi di uno Stato che non onora i suoi debiti (sono ancora circa 60 i miliardi che le imprese attendono di riscuotere: una vergogna che non ha pari nel mondo)”.

Per Lombardi, inoltre, occorre anche “rivendicare una seria ed organica riforma della pubblica amministrazione, perché la burocrazia diviene di giorno in giorno sempre più insostenibile; pretendere un’azione politica seria, “qualificata” ed efficace che rimetta seriamente il Mezzogiorno al centro delle politiche nazionali. Le risorse vi sono, comunitarie ma non solo, ma occorre sfruttarle con rigore e tempismo. Programmi, piani d’azione, protocolli d’intesa, accordi di programma, sono carta straccia se non ne scaturiscono cantieri, opere e occupazione. Non perdere di vista gli obiettivi, in provincia di Salerno, vuol dire anche non trascurare le problematiche territoriali”.

Per questo ricorda che vige ancora l’integrativo da me sottoscritto, stipulato nel giugno 2012, precedente al Jobs Act. “Da allora – sottolinea -  la negoziazione non si è mossa di un millimetro. Eppure, intorno, il mondo è cambiato. Ed è cambiata l’edilizia. Sono cambiate le imprese, ma sono mutate profondamente anche le condizioni di lavoro degli operai. Il mondo si evolve con una rapidità inarrestabile, ma nessuno in questi anni è stato capace (o ha avvertito la necessità) di rivedere e rinegoziare quelle clausole – a livello nazionale e locale - benché di ragioni e presupposti per farlo ce ne fossero a bizzeffe.La crisi ha investito in pieno, e cambiato dalle radici, anche il sistema della rappresentanza di lavoratori e imprese. Non è più possibile restare al passo con i tempi con un sistema della bilateralità inefficiente, inefficace, autoreferenziale ed estremamente gravoso per imprese e lavoratori. Un sistema che non assiste i lavoratori (e assiste ancor meno le imprese) nei momenti di difficoltà, non garantisce una formazione ed una qualificazione vera e costante, al passo con i tempi; non determina le condizioni affinché si creino nuove opportunità di lavoro. Non mira davvero a fare “sistema”, con azioni sinergiche e concertate che massimizzino i risultati per ogni sforzo, per ogni asset strategico” conclude Lombardi.

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