Crisi delle imprese nel salernitano: intervista al presidente della Claai, Gianfranco Ferrigno

A fornire interessanti spunti di riflessione in merito alla situazione, il presidente della Claai di Salerno, Gianfranco Ferrigno: ecco l'intervista

Ferrigno

Decisamente critico, il 2017, per le imprese artigiane: sono 237 le aziende in meno rispetto al 2016 (-1,24%), confermando il trend registrato negli ultimi dieci anni. Nel 2007, infatti, l’anagrafe artigiana segnava 21.100 imprese che, al 31 dicembre 2017 registra una diminuzione dello stock di circa 2.200 unità, con una riduzione percentuale complessiva nel decennio di oltre il 10%. E' quanto emerge dai dati Infocamere effettuate dall’Osservatorio Economico provinciale della Camera di Commercio di Salerno. A fornire interessanti spunti di riflessione in merito alla situazione, il presidente della Claai di Salerno, Gianfranco Ferrigno.

Presidente, quali sono le principali cause della crisi che sta mettendo in ginocchio le imprese, in questo momento storico?

Premetto che stiamo vivendo una crisi della crescita epocale. L'intero mercato sta cambiando. Ad esempio, in alcune zone di italia, il libro scolastico non è più cartaceo. Con la scomparsa della carta, i giornali, le riviste e i libri, nella loro antica versione, lasceranno il posto all'e-book, con tutte le conseguenze del caso. I consumatori ormai acquistano su siti come Zalando e Amazon: il nostro che è un Paese tecnologicamente arretrato, ha visto una crescita dell'e-commerce pari al 18%. Questo dato, ovviamente, mette in crisi soprattutto le piccole imprese. 

Quali potrebbero essere le armi di difesa dinanzi all'evoluzione tecnologica del mercato?

E' necessario che le imprese si concentrino sull'innovazione tecnologica, acquisendo una nuova cultura del commercio: è fondamentale insegnare a comunicare e a valorizzare i prodotti in modo moderno, per attrarre il consumatore. La stessa cultura distributiva necessita di una modernizzazione, partendo dall'individuazione e dall'approfondimento dell'identità del cliente, per poterlo accogliere al meglio e riuscire a soddisfare le sue reali richieste. L'aggiornamento è essenziale per evolversi e continuare a mettersi in gioco nel mercato.

Quali dovrebbero essere le mosse da attuare da parte delle istituzioni e degli enti, per favorire tale processo di modernizzazione?

Credo che una soluzione siano i fondi di rotazione che, differentemente dal fondo perduto il quale non crea in chi lo riceve la cultura imprenditoriale, può supportare le imprese, consentendo investimenti e garantendo la restituzione delle somme percepite. Le istituzioni, dal canto loro, dovrebbero fungere da guida nell'ottica della promozione dell'aggiornamento.

Secondo lei, è vicina l'attuazione di queste strategie per la ripresa? Quali gli scenari futuri?

Io credo molto nella capacità di sopravvivenza delle imprese: risulta in aumento l'interesse per il nostro consorzio Fidi, per l'acquisto di macchinari. Abbiamo registrato il 30% di richieste in più rispetto allo scorso anno, segno, questo, che le imprese sono intenzionate ad investire ed attrezzarsi per resistere alla crisi.

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