Accelerare la ripresa delle consegne a domicilio? I fratelli Mansi: "No, è più importante la salute"

Vincenzo Mansi ha, dunque, pubblicato un post su Facebook rivolgendosi a chi, come lui, gestisce pizzerie ed altri locali, auspicando una presa di coscienza da parte dei gestori

Vincenzo Mansi

Controcorrente, rispetto a numerosi pizzaioli e gestori di pub e ristoranti, i fratelli Vincenzo e Aniello Mansi che, anteponendo la salute al lavoro, hanno espresso un loro pensiero sulle misure di prevenzione e sui corretti comportamenti da seguire, nell'ambito del rispetto delle norme contro il contagio da Covid-19. Vincenzo Mansi ha, dunque, pubblicato un post su Facebook rivolgendosi a chi, come lui, gestisce pizzerie ed altri locali, auspicando una presa di coscienza mossa dal bene della salute pubblica.

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Il pensiero di Vincenzo Mansi

Ho notato che vi è un certo fermento generale circa il voler spingere a riaprire le attività del nostro settore dal 13 aprile, quantomeno per ciò che riguarda il delivery.  Voglio esprimere la mia opinione in merito. Partendo dal presupposto che io aprirei pure domani mattina perché capisco i sacrifici che ci sono dietro ad una chiusura improvvisa di un'attivita. Stiamo soffrendo tanto! Abbiamo buttato merce, abbiamo affitti e fornitori da pagare. Abbiamo intere famiglie ferme che stanno aspettando una cassa integrazione che tarda ad arrivare. E quando penso a tutte queste cose mi viene rabbia e ogni giorno chiuso mi sembra un'eternità!  Però poi mi fermo e ragiono... 

In questo momento qual e' la priorità di tutti noi? La salute. E riflettendo su questo capisco quanto sia importante tutelarla a tutti i costi. Perché potremmo rischiare , come accaduto in Cina, che accellerare le aperture, anche con un semplice delivery, potrebbe esporre a contaminazioni per noi, per i nostri dipendenti e le relative famiglie, rischiando di vanificare quanto fatto fino ad oggi dalle istituzioni nazionali e regionali. Così che poi saremmo costretti nuovamente a rimanere a casa per un altro mese . Ci conviene andare incontro a tale rischio ? Io penso di no!  Anche perché aprire solo con le consegne a domicilio comunque comporterebbe impegnare almeno 6/7 dipendenti , tra cassiere, pizzaioli, friggitorista e lavapiatti, oltre a chi effettua la consegna. Per non parlare dell'accensione di frigoriferi, forni, friggitrici, lavastoviglie ... Per guadagnare cosa? Nulla! Ci rimetteremo solamente. Naturalmente io non parlo dei colleghi che già erano strutturati per il domicilio, forse loro sarebbero più avvantaggiati, ma parlo di realtà come la nostra, con una sala di 70 posti a sedere,  10/15 dipendenti, quindi una struttura più articolata e riducendo il tutto a far scendere a lavorare solo alcuni e facendo rimanere a casa gli altri con il rischio di perdere anche gli ammortizzatori sociali messi a disposizione per loro.

E' nel pieno interesse di chi ci governa farci riaprire e far ripartire l'economia. Ci mancherebbe che vogliono bloccarci e farci rimanere chiusi... Non conviene a nessuno! Allora quello che possiamo fare è fidarci delle indicazioni che vengono date dagli esperti che è solo per la tutela della nostra salute. Quando sarà il momento adatto apriremo. Apriremo mettendo in atto tutte le direttive che ci verranno impartite pronti a ripartire più forti di prima.  Poi possiamo non essere d'accordo sui provvedimenti, sugli aiuti , sui 600 euro che non servono a nulla, sulla cassa integrazione, sulle liquidità alle imprese, su tutto e lo capisco perché anche io molte cose non le condivido da imprenditore, ma ricordiamoci che prima di tutto questo tuteliamo la cosa più cara che abbiamo: la salute.
 

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