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Sacha Baron Cohen, dal biopic su Freddie Mercury al Giffoni Experience

L'attore sull'abbandono del biopic su Mercury: "Sono sempre stato un fan dei Queen e c'erano le possibilità per realizzare un grande film. Mi auguro ci siano ancora le condizioni per farlo".

“Devo ringraziarvi per avermi invitato qui" è con queste parole che l'attore inglese Sacha Baron Cohen, ospite dell'ultima giornata di festival, ha esordito entrando nella Sala Truffaut della Cittadella del Cinema, dove lo attendavano trepidanti e l'hanno accolto con un applauso caloroso gli oltre 900 giurati: "Viva Giffoni - ha esultato Cohen - le domande fatte qui sono le più intelligenti che mi abbiano mai fatto in qualunque conferenza stampa”. L'attore londinese diventato famoso per le sue interpretazioni di personaggi piuttosto irriverenti come Borat o Bruno, di recente aveva accantonato i ruoli da 'prese in giro' vestendo i panni del barbiere italiano per Tim Burton in Sweeney Todd di cui si rivela grande ammiratore "Quando ho girato Sweeney Todd, ho capito che Tim era eccezionale, è un regista leggendario” ammette senza remore ma con l'entusiasmo di un bambino. Anche la sua partecipazione al musical di Tom Hooper 'I Miserabili' nel ruolo di Monsieur Thénardier, al fianco di Helena Bonham Carter, l'ha profondamente segnato: “E’ stato un grande onore lavorare con lei – ha affermato Cohen – un vero privilegio. La lavorazione del film è stata molto difficile ma divertente, abbiamo anche fatto delle riprese live, cantando e ballando per oltre sei minuti. All’inizio, il regista Hooper non era d’accordo, poi sotto mia insistenza ha capito che potevamo registrare dal vivo”, ha spiegato così ai giovani giurati del festival la sua esperienza nel musical, proprio come ha fatto pochi giorni fa il suo collega Eddie Redmayne, che invece ricopriva il ruolo di Marius. Un altro importante ruolo avrebbe dovuto interpretare e che avrebbe forse segnato per sempre la carriera dell'attore, quello del compianto leader dei Queen, Freddie Mercury, per cui il nome di Cohen era stato sempre preso in considerazione fino dal 2010: “Non voglio parlare di questa cosa – ha spiegato Sacha al pubblico –. Sono sempre stato un fan dei Queen e c’erano le possibilità per realizzare un grande film. Mi auguro ci siano ancora le condizioni per farlo”. L'attore ha dovuto combattere fin dall'inizio proprio con i Queen, ovvero Brian May e Roger Taylor, che avevano in mano il progetto cinematografico: era stata buttata giù anche un abbozzo di sceneggiatura tanto che proprio in questo periodo Cohen avrebbe dovuto iniziare le prove di make-up per il film, ma la lavorazione è stata interrotta per divergenze di opinione tra lo stesso Cohen, che voleva portare sullo schermo un Freddie Mercury reale e più intimo, con i componenti dei Queen che intendono invece dare un taglio più 'politically correct' al biopic parlando poco della vita privata della scomparsa rock star e realizzare una pellicola 'per famiglie'. In sala molta attenzione si è posta anche alle domande di alcuni giurati israeliani che hanno chiesto all’attore se si sente portavoce della causa ebraica e dell’ebraismo in genere: “La domanda è complessa – ha risposto Sacha – sono orgoglioso di essere ebreo e sono inglese, quindi non mi sento ambasciatore di una cosa sola.  In Borat c’era una canzone che diceva 'butta l’ebreo nel pozzo', e questo ha suscitato una serie di perplessità e critiche. Pensavo che la mia commedia potesse risolvere questo malinteso, ma gli ebrei mi hanno condannato lo stesso”. Infine sullo scandalo del Kazakistan che ha coinvolto l'Italia, l’attore ha scherzato: “Non è colpa mia”. Diana Della Mura

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