“Teatrando al Quadriportico” in scena al Santa Maria delle Grazie di Salerno

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Nuovo appuntamento, domani 21 luglio, con la IX edizione di “Teatrando al Quadriportico”, rassegna di teatro amatoriale che si svolge al quadriportico di Santa Maria delle Grazie, a Salerno. Di scena la compagnia teatrale “La proposta” che per la regia di Alfredo Crisci, propone “Una casa di pazzi” di Roberto D’Alessandro. “La legge Basaglia del 1978 ha decretato la chiusura degli ospedali psichiatrici, strutture servite ad emarginare, torturare e non curare pazienti affetti da disturbi mentali. Basaglia riteneva che il reintegro nella società di queste persone avrebbe migliorato la condizione della loro malattia e ridato alle stesse dignità e diritti civili. Paradossalmente però alla chiusura corrispose l’apertura dei cancelli, per cui molte di quelle persone si trovarono per strade come barboni ed emarginati in quanto la società, impreparata e lenta nella riorganizzazione di strutture alternative, non riuscì a far fronte al nuovo disegno che Basaglia aveva previsto. Si sa, è un fare tipicamente italiano, o per meglio dire dei parlamentari, lasciare le cose a metà, non approfondire e non dare seguito a soluzioni e risposte alle esigenze dei propri cittadini. La legge, fortemente innovativa e riconosciuta come vera ed unica riforma del dopoguerra, ha prodotto più conseguenze che frutti, cosicchè oggi ogni famiglia, nel cui nucleo vi è presente un congiunto affetto da problemi di disagio mentale, viene totalmente abbandonata diventando essa stessa un “micromanicomio”. Ed è proprio sotto questa ottica che ho improntato la mia chiave di lettura e di regia di questo testo di R. D’ Alessandro, giusto mix di grandissime risate e riflessioni interiori.Diventa difficile rapportarsi giornalmente con un proprio caro affetto da psicopatologia per cui ci si ammala per la disperazione. Alla fine si rischia di impazzire allo stesso modo, ed è quello che è successo ad Attanasio, il protagonista. Il suo precario e delicato equilibrio matrimoniale vacillerà definitivamente sotto i colpi della difficile interazione con suo fratello Remigio. La sua storia, come quella di tanti altri, avrà un epilogo tragico nella totale indifferenza del mondo esterno e delle istituzioni che a distanza di anni ancora non fanno niente per modificare questa legge. I quattro protagonisti si troveranno a dover condividere una scena che agli occhi dello spettatore apparirà subito come un innesto tra una normale abitazione e una fredda camera di un ospedale psichiatrico. Segno tangibile che la linea di demarcazione tra la follia pura e la normalità è molto labile. Infatti la vetrata centrale che vive con le azioni sceniche rappresenta osmoticamente il passaggio tra coloro che vivono al di là del cancello, con la cosiddetta “folle normalità”, e coloro che vivono al di qua dello stesso cancello, con la loro “alienante follia”. Per eludere “le quattro mura”, che siano esse domestiche o di una fredda camera ospedaliera, e per abbattere il tempo che sembra non avere una propria scansione, i protagonisti si troveranno spesso a guardare fuori dal cancello, a cercare “l’oltre pirandelliano”, oltre il senso delle cose e della propria esistenza. I costumi, pensati e disegnati da Emiliano Spira che ha realizzato anche il morphing video (richiamo alla “pittura brut” nata dai graffiti realizzati dagli internati dei manicomi), mettono in evidenza la storia personale dei quattro interpreti: la gravidanza tanto agognata di Maria Alberta; l’impotenza di suo marito Attanasio che forse sta alla base della fine del loro matrimonio; il ricordo, che imbriglia Gina, del suo defunto marito nonostante siano trascorsi anni dalla morte; infine l’ingenuità e la bontà calpestata di Remigio in età puberale dove ogni individuo si forma anche sotto il profilo psicologico. Tutta questa visione vira verso il surrealismo dove ognuno di noi costruisce delle gabbie mentali nelle quali racchiude tutto il suo mondo pieno di fisime, manie, schemi e sovrastrutture di cui non riesce a farne a meno e che anzi sono parte integrante del proprio ''io'' su cui si costruisce la propria vita.”

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