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Ecosistema Urbano: Salerno al di sopra della media nazionale

Il rapporto di Legambiente sulle città ecocompatibili vede Salerno seconda ad Avellino in Campania e tra i primi posti nel meridione che, mediamente, soffre di una più grave situazione rispetto al Nord

Salerno si conferma nella parte alta della classifica dell'Ecosistema Urbano stilata ogni anno da Legambiente. Sulla classifica apparsa oggi su Il Sole 24 ore, infatti, Salerno si posiziona al 50° posto per ecosostenibiltà urbana in Italia. E' la seconda in Campania dopo Avellino e risulta essere tra le prime del meridione che, purtroppo, appare ancora indietro rispetto al nord Italia.

La media dell'indice stilato da Legambiente che tiene conto della qualità dell'aria, della gestione delle acque, dei rifiuti, del trasporto pubblico, della mobilità, dell'incidentalità stradale e delle'energia, è di 49,31, ancora distante dagli standard europei. Ai primi tre posti troviamo Verbania, Belluno e Bolzano, che ottengono rispettivamente 85,61, 74,49 e 70,65 punti. In Campania troviamo Avellino al 39° posto con 53,96 punti, poi si piazza Salerno al 50° con 51,98 e seguono Benevento al 59° con 50,63 punti, mentre Napoli e Caserta si piazzano rispettivamente al 87° ed al 93° posto con 38,07 e 33,69 punti. All'ultimo posto in Italia si posiziona Agrigento con soli 12,76 punti.


“Nel complesso - commenta Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania - il Rapporto evidenzia con chiarezza la situazione di impasse in cui versa la Campania delle città, l’esasperante incapacità con cui molte città affrontano sul proprio territorio alcune questioni chiave dal punto di vista ambientale. Tra gli interventi messi in campo da chi gestisce i centri urbani è davvero difficile trovare una reale spinta a migliorare la qualità della vita di residenti e ospiti: mancano la capacità creativa e il coraggio di riprogrammare le priorità, cambiare la mobilità, abbattere o restaurare, rinnovare non solo singoli edifici ma interi quartieri fermando il consumo di suolo. Nelle città campane- prosegue Buonomo - infatti, alla preoccupazione per un’emergenza contemporanea - ora lo smog, ora i rifiuti, ora lo sprawling, l’inefficienza energetica, quella del trasporto pubblico, quella dei servizi - si accompagna l’impossibilità di riuscire a rintracciare, tra i programmi politici, tra i singoli interventi sul territorio e tra le parole degli amministratori un filo conduttore, un quadro d’insieme che componga il puzzle e che offra l’immagine di quello che sarà la città nel futuro, cosa potrà diventare, se finalmente il territorio comunale sarà considerato e trattato come un vero e proprio ecosistema urbano e non come una sommatoria di zone, funzioni e responsabilità scollegate tra loro. Bisogna pensare un modo nuovo di usare le risorse e l’energia, di organizzare la mobilità, con spazi pubblici più sicuri, più salutari e meno alienanti, immaginando la città come luogo dove si realizzano le condizioni per favorire le relazioni sociali, il senso del vicinato, del quartiere, della comunità”.

La situazione in Italia, specialmente se paragonata con quella degli altri paesi europei, è ancora molto grave, ci sono solo pochi timidi segnali di cambiamento: "Il successo della raccolta differenziata a Milano e Andria, il car-sharing a Roma e Milano, le pedonalizzazioni a Bologna, la mobilità a Bolzano - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza - sono pochi segnali positivi in una situazione bloccata. Quello che davvero manca è la capacità di immaginare il traguardo, il punto d’arrivo verso cui tendere, sia nel breve che nel lungo o lunghissimo periodo" conclude il presidente di Legambiente.

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