Mostra cartello offensivo sulle donne di Ormea, le donne del Vallo di Diano contro Salvini

I membri del comitato "Se non ora quando" chiedono le dimissioni al ministro dell'Interno: "Chieda scusa ora per allora, come condizione preliminare perché venga rispettato quale titolare di un dicastero della Repubblica"

Il cartello mostrato da Salvini

Esplode, anche nel Vallo di Diano, la protesta contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, reo di aver mostrato, due anni fa, un cartello che criticava la decisione del comune di Ormea (Cuneo) di accogliere dei rifugiati. Tale cartello viene ritenuto offensivo dal comitato “Se non ora quando” nato nella zona sud della provincia di Salerno.

La polemica

Il comitato valdianese va attacco: “Esprimiamo profondo sconcerto alla visione di un’immagine ritraente Matteo Salvini, mentre compiaciuto mostrava un foglio gravemente offensivo per alcune abitanti di Ormea. Ci troviamo di fronte ad un’ulteriore dimostrazione di quanto l’atteggiamento del leader leghista sia poco rispettoso della dignità delle donne e la circostanza che abbia condiviso quelle parole offensive durante una manifestazione elettorale di due anni fa in Piemonte non costituisce di certo un’attenuante” Di qui l’affondo tutto politico: “Il salviniano motto ‘Prima agli italiani’ evidentemente non contempla quelle donne definite in malo modo perché, probabilmente, hanno contribuito a creare nel loro paese un modello di integrazione con gli immigrati che non è gradito a Salvini – scrivono dal comitato – Senonché quella risata soddisfatta alla lettura del contenuto del foglio, esibitogli dopo il selfie di turno immortalato sui social, se pure poteva andare bene ieri, perché in qualità di leader leghista così appalesava la sua considerazione di alcune donne di Ormea, non va più bene oggi”.

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Infine le donne del comitato invitato il leader della Lega alle dimissioni: “Alla luce del suo nuovo ruolo istituzionale, che lo rende rappresentativo di tutte le italiane, deve fare necessariamente un passo indietro. Non è giusto - spiegano -  che un ministro usi il proprio ruolo per conquistare nuove posizioni nella tanto ambita hit parade delle preferenze politiche, utilizzando come in questo caso l’offesa ad alcune donne. Chieda scusa ora per allora, come condizione preliminare perché venga rispettato quale titolare di un dicastero della Repubblica. Il tempo non sempre è tiranno, soprattutto per le donne non abituate a dimenticare i torti subiti, perché con essi convivono in una quotidianità che continua pervicacemente a perpetrarli ai loro danni. E, se c’è un motivo aggiuntivo per non passarci sopra, è che non li accettano da un rappresentante istituzionale, perché le istituzioni sono di tutti. Nessuna esclusa”.

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