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Centrale del Latte, la denuncia di Ravallese: "Servono proposte, non minacce"

L'esponente dell'associazione "Per Salerno partecipazione responsabile” interviene in merito allo scontro tra il sindaco De Luca e i lavoratori sui presunti stipendi d'oro

"Allontanato per il momento  il pericolo della cessione totale, più che le minacce serve un piano industriale per la Centrale del Latte così come per le altre municipalizzate". E' la proposta che lancia Pietro Ravallese dell'associazione  “Per Salerno partecipazione responsabile” in merito allo scontro tra il sindaco De Luca e i lavoratori sui presunti stipendi d'oro. Personalmente - aggiunge Ravallese credo che i processi di privatizzazione e di liberalizzazione per come sono stati condotti nel paese non sono venuti incontro alle esigenze di efficientare e modernizzare il nostro sistema produttivo".

Poi spiega: "Ciò non significa che abbiano torto la Confindustria, quando denuncia gli sprechi del settore, o la Corte dei conti quando rilevano che la zona grigia dell'economia del paese nel quale una società su tre è in perdita. Non basta però invocare la privatizzazione come panacea di tutti i mali. La Centrale del Latte rispetto al parassitismo di molte aziende municipalizzate è un caso a parte, garantisce risultati positivi, un prodotto di qualità,  utili ed  un indotto che sostiene circa 800 famiglie. Ora il Comune minaccia di agire con la scure, sostiene la necessità tagliare i costi del personale per 700.000 euro per le indennità e gli incentivi".

Per Ravellese "sembra l’annuncio di ritorsioni nei confronti dei dipendenti all’indomani della mancata vendita dell’azienda, nel corso della cui procedura invece la garanzia dei posti di lavoro, e dunque dei livelli reddituali, era stata più volte assicurata da parte del Comune di Salerno .Il Comune si muova con efficienza e non solo cercando di fare l’affare. Abbiamo perso un anno tra polemiche e proclami. Ora mettiamoci al lavoro: occorre garantire alle aziende municipalizzate di Salerno ed a tutti i lavoratori un futuro sereno; eliminare sacche di inefficienza; razionalizzare la spesa, con accorpamenti e fusioni; valutare eventuali dismissioni solo con un adeguata garanzia occupazionale  a carico del cedente; ridurre i consigli di amministrazione; proporre piani industriali e rideterminare l’offerta produttiva".

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