Politica

Crescent Salerno bloccato, il commento di Paolo Battista (Pdci)

Anche i comunisti italiani si sono espressi sullo stop al Crescent

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Autodeterminare il destino delle proprie terre, nella piccola e troppo spesso sinora sonnolenta Salerno o in Val di Susa, è un obiettivo antico ma sempre necessariamente perseguibile, eticamente fondato, politicamente imprescindibile della sinistra radicale e dei comunisti in particolare.

La decisione del Consiglio di Stato circa la sospensione dei lavori nell'area cosiddetta del Crescent non giunge inaspettata, non è purtroppo definitiva, ma segna una tappa decisiva nella definizione della lotta in difesa dei beni comuni. Posizioni lavoriste o addirittura veterocomuniste potrebbero indurre a biasimare un tribunale che sospenda delle attività lavorative, ma non è questa la nostra posizione, né, lo sappiamo per certo, quella di tutti i comunisti della provincia di Salerno, quale che sia il loro partito di riferimento. Qui non si tratta di difendere posti di lavoro, pure sacrosanti, ma di capire che esiste un orizzonte di riferimento costituito da diritti inalienabili che deve essere patrimonio di tutti e tutte.

Fermare l'ecomostro, porre un freno a questo simbolo di ambizione smodata, di spregio nei confronti della storia del litorale salernitano, di narcisismo fine a se stesso, di caudillismo becero e senza confini, è un atto che, prima ancora che mettere un mattone nel grande muro della giustizia, riempie il cuore di un afflato diverso, finalmente ottimista, verso il futuro delle nostre terre. Certo, potrebbe essere una sconfitta per tutti sapere che ci vuole l'intervento della magistratura e non basta la ferma volontà dei cittadini per limitare l'affermarsi di questi simboli di bieca avidità, di insensatezza. Ma dai cittadini, dalla denuncia di un'associazione quale Italia nostra, dal comitato No crescent è partita l'indignazione, dal sacro furore che ha pervaso centinaia di salernitani, di ogni orientamento politico possibile, va detto, è nata la scintilla che ha portato a questo risultato. È una vittoria parziale, momentanea, ma una vittoria, tutta da godere.

Al di là del giudizio estetico, e ben oltre i pronunciamenti definitivi della magistratura, sull'operato di questa giunta e di quella che l'ha preceduta prevarrà sempre un giudizio politico, non scindibile dal giudizio etico, estremamente negativo. Il passaggio chiave, laddove si fa riferimento ad "una trasformazione dello stato dei luoghi difficilmente reversibile e tale da determinare per la collettività un pregiudizio grave e irreparabile" contiene il succo del discorso: contro il volere della collettività non c'è volontà del singolo, decisionista e autoritario, che tenga.

Paolo Battista

Segretario Provinciale Federazione di Salerno

PdCI-FdS

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