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De Luca e i suoi figli in campo, Amatruda: "Come Saddam con Uday e Quasay"

Il candidato sindaco del centrodestra prende di mira il governatore e i suoi figli che, nelle ultime 48 ore, sono entrati insieme a gamba tesa nello scenario politico e mediatico in vista delle elezioni comunali

Vincenzo De Luca? Come Saddam Hussein con Uday e Quasay”. La stoccata arriva da Gaetano Amatruda, candidato sindaco per Forza Italia, Noi con Salvini, Nuovo Psi e Rivoluzione Cristiana, che, con un post sulla sua pagina Facebook, prende di mira il governatore della Campania e i suoi due figli, Piero e Roberto per un motivo ben preciso. Questi ultimi, infatti, giovedì hanno partecipato ad un dibattito organizzato dai Giovani Democratici per discutere di economia e politica; ieri sera, invece, Piero e a suo padre hanno introdotto e chiuso i lavori di un convegno sui fondi europei promosso dall’Ance-Aies.

Un'esposizione politica molto forte che viene contestata dal giornalista: "E’sempre complicato parlare delle persone, perché si rischia di cadere nello scontro improduttivo e personale e di offuscare le ragioni della politica, le denunce del sistema. La premessa è d’obbligo, dunque, per evitare di portare lo scontro sulle persone, per alcune c’è stima. La denuncia è sul sistema deluchiano, quello che costruisce posizioni di potere e mortifica il merito. Mi hanno colpito le foto della riunione dei giovani del Pd, insieme allo stesso tavolo i figli di Vincenzo De Luca. E’la patologia del sistema Salerno. E’la fine della politica e dei partiti, è la istituzionalizzazione di un modello culturale e di potere che il mondo moderato e riformista, della destra dei valori e della legalità deve contrastare ed abbattere".

Per questo Amatruda si domanda: "Non esistono nel Pd salernitano altre risorse diverse dalla logica dei figli del capo? Tutti meno bravi quelli che di cognome non fanno De Luca? Ma perché la selezione del gruppo dirigente deve avvenire con il sostegno dell’apparato, degli incarichi e delle prebende, e non dalla discussione libera, franca e costruttiva. E’ evidente che in casa di altri non si può giudicare. Ed il primo partito della sinistra italiana può legittimamente decidere di passare dal merito alla via dinastica. Ma l’analisi deve essere approfondita sul modello che passa nella città, nella cosa pubblica. E’ il modello che privilegia i figli di papà che rafforza l’idea di chi immagina che per emergere si debba essere legati al potere. E’ il modello che si chiude a riccio perché deve difendersi senza costruire opportunità per tutti. Salerno è e deve essere un’altra cosa".

Poi l'esponente del Nuovo Psi spiega la sua ricetta: "I giovani di Salerno si formano nei sacrifici di tutti i giorni, con le loro forze. Sono i figli di questa terra che vogliono costruire sulle loro forze un percorso di crescita. E’ questo il modello che si deve rappresentare e che deve andare avanti. E servono gli esempi. La logica di Saddam Husseine e dei suoi figli Uday e Quasay deve essere ‘culturalmente ‘ respinta dagli uomini liberi. Fra la politica e l’amministrazione la distanza deve essere più netta. La logica dinastica può passare in un partito (follie loro) ma non può avere una proiezione nella Pubblica Amministrazione, nelle relazioni istituzionali. Non si possono avere incarichi, negli Enti locali e grazie agli Enti locali, che aprono alla costruzione del consenso. Non si può drogare così la partita salernitana. Ma in quale città moderna, per parlare di oggi, i costruttori organizzano un convegno che apre il figlio e chiude il padre? Che tristezza questi signori…" conclude Amatruda

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