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Inverso, Casini e Maccauro

Inverso, Casini e Maccauro

Referendum, Casini a Salerno: "I moderati votino Sì, la riforma merito di Napolitano"

Il leader dei centristi ha partecipato ad un incontro pubblico, presso la sede di Confindustria, con il presidente Mauro Maccauro. Venerdì sera, invece, all'Hotel Mediterranea, è arrivato il ministro Dario Franceschini

Continuano ad arrivare i big della politica nazionale, a Salerno, per sponsorizzare il “Sì” in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre. Venerdì sera, all’Hotel Mediterranea, è stata la volta del ministro ai beni culturali Dario Franceschini, che ha partecipato ad un dibattito organizzato dal deputato Tino Iannuzzi a cui hanno preso parte anche Piero De Luca e Enzo Napoli.  “Bisogna spiegare cos’è la riforma, finchè si parla d’altro si usa quest’ultima solo per contrastare Renzi e il suo governo. Se vince il Sì – ha esordito il ministro – avremo un’Italia governabile, stabile in cui chi vince le elezioni riesce a governare per cinque anni; se vince il No tutto resterà uguale”.

Questa mattina, invece, ha fatto tappa a Salerno Pierferdinando Casini, promotore dei comitati “Centristi per il Sì”, il quale ha preso parte ad un convegno, promosso da Vincenzo Inverso, presso la sede di Confindustria Salerno, insieme al presidente degli industriali Mauro Maccauro e del docente di diritto costituzionale Alfonso Vuolo. Per Casini gli elettori del centrodestra devono riflettere bene per evitare di consegnare il Paese a Grillo. Secondo lui dietro l’angolo ci sarebbe un governo nazionale targato M5S e non quello di centrodestra. Di qui l’accorato appello ai moderati affinchè votino una riforma che non sarebbe dissimile da quella che fece il centrodestra nel 2006. “Chi dice no – ha spiegato – lo fa per risentimenti personali mettendo a repentaglio il paese per il loro egoismo”.

Infine Casini ha ricordato la persona che ha voluto più di altre e con forza questa riforma: “Questa riforma ha un nome e cognome: Giorgio Napolitano. Nel momento in cui noi, disperati, non riuscivamo ad eleggere il presidente della Repubblica, Renzi non c'era ancora. Il presidente Napolitano ci ha chiamati e ha detto: “io faccio un grande sacrificio nel rimanere, però lo faccio se voi vi impegnate finalmente a realizzare le riforme istituzionali” e, ipocritamente, l'intero Parlamento in piedi lo applaudi, prendendosi l'impegno di fare le riforme. Oggi - ha concluso il leader centrista - molti di quelli che applaudivano in piedi si sono rimangiati completamente le cose”.

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