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Next Generation Eu, Isabella Adinolfi: "Puntiamo su istruzione e formazione per ripartire al Sud"

L'europarlamentare salernitana risponde anche sull'inchiesta riguardante l'Università di Salerno: "E’ di una gravità assurda, e purtroppo non è l’unico scandalo che ha interessato negli ultimi anni gli atenei italiani. Ed è un problema, quello dei concorsi truccati, che non riguarda solamente gli studenti"

“L’istruzione e la formazione rappresentano la base della piramide, chiamata Next Generation Eu, da cui poi generare concrete opportunità occupazionali per i nostri giovani, con una maggiore attenzione per il Mezzogiorno”. A parlare così è l’europarlamentare salernitana, Isabella Adinolfi, che, nelle vesti di esponente della Commissione Cultura al Parlamento Europeo, pone l’attenzione sull’aspetto della formazione, nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, che avrà l’obiettivo finale di rendere il nostro Paese più equo ed inclusivo, più verde e tecnologico, capace di generare occupazione ed economia. 

La cultura assume un ruolo centrale nelle politiche di rilancio post-pandemia? 

“La cultura, purtroppo, è stato uno settori più colpiti dalla pandemia. Il Covid ha messo in crisi un intero sistema legato al mondo della cultura – cinema, teatri, biblioteche, circoli culturali – e allo stesso modo però ci ha dato la possibilità di riflettere su un settore, in difficoltà già prima della pandemia, che necessita di una modernizzazione,  attraverso un piano che metta al centro delle nostre politiche di sviluppo il nostro straordinario patrimonio materiale e immateriale”.

E la scuola, la formazione? 

“Da un lato dobbiamo ringraziare le nuove tecnologie che hanno permesso a bambini e ragazzi di proseguire nei rispettivi percorsi formativi, da un altro lato credo che il nostro Paese avrebbe dovuto profondere uno sforzo maggiore per garantire la frequenza in presenza almeno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado. Nessuno schermo può sostituirsi a un confronto diretto con i propri insegnanti e compagni”.

Non a caso lei qualche settimana fa ha lanciato un vero e proprio appello alla lettura. Perché? 

“Leggere apre la mente, stimola il confronto, mentre oggi, complice anche la situazione pandemia che stiamo vivendo, i ragazzi si rifugiano dietro uno schermo anche quando non studiano, tra giochi, chat e serie tv”. 

A proposito di formazione, lei è salernitana, ha seguito lo scandalo che ha travolto l’Università di Salerno? 

"E’ di una gravità assurda, e purtroppo non è l’unico scandalo che ha interessato negli ultimi anni gli atenei italiani. Ed è un problema, quello dei concorsi truccati, che non riguarda solamente gli studenti. Pensi che il gruppo “Trasparenza e merito”, che combatte i presunti soprusi all’interno degli atenei al fine di sradicare il baronato all’interno dell’Università, ha contato 3mila segnalazioni di abusi in tre anni e 5mila sentenze in sette anni. Ecco perché poi tanti bravi ricercatori e professori, scappano via". 

Perché accade e in che modo possiamo invertire la rotta?

"Alla base vi sono i criteri di selezione, il merito viene talvolta messo in secondo piano a favore di logiche clientelari che portano in cattedra parenti e amici. Se vogliamo realmente formare in modo adeguato le future generazioni abbiamo bisogno di epurare il sistema universitario da queste distorsioni. Prima ancora di rappresentare un’eccellenza nella formazione le università devono essere un esempio a cui ispirarsi. 
Torniamo a premiare il merito”.

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