Udienza per Berlusconi, l'avvocato Angela Marino: "Vi racconto la mia esperienza a Strasburgo"

Tra i numerosi presenti giunti sia dall'Italia che dagli altri paesi europei alla Corte Europei dei Diritti Umani c'era anche un avvocato salernitano che abbiamo intervistato

L'avvocato Angela Marino

Mercoledì 22 novembre si è svolta, presso la Corte Europea dei Diritti Umani a Strasburgo, l'udienza sul ricorso presentato dal leader di Forza Italia Silvio Berlusconi contro la decadenza del suo mandato di senatore e la sua ineleggibilità, sancite in base alla legge Severino. La seduta è stata aperta e tolta dalla presidente della Corte Angelika Nussberger. La Corte si è quindi riunita in camera di consiglio, ma una decisione è attesa non prima di diversi mesi, come consuetudine della Corte. Strapiena l'aula e le altre sale da cui era possibile seguire la seduta: 550 le persone accreditate per l'udienza, di cui una quarantina di giornalisti, in gran parte italiani ma anche da Francia, Germania e altri Paesi europei. Ad assistere sono arrivati gruppi di studenti, avvocati e giuristi da tutta Italia ma anche dall'estero. Tra loro c’era anche un avvocato di Salerno: Angela Marino, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Avvocato Marino, sgombriamo subito il campo: lei è berlusconiana?

“Io sono liberale, e da avvocato mi occupo di diritti civili e libertà fondamentali. In ogni caso, l’aggettivo berlusconiano come l’aggettivo renziano non appartengono alla mia cultura. Mi identifico con i principi non con le persone”.

E allora perché ha deciso di partecipare all’udienza sulla incandidabilità del Cavaliere?

“Da prima che venisse introdotta la legge Pinto mi occupo di diritti dell’Uomo e certamente non è la mia prima volta in Corte.  La questione sottoposta all’esame è interessante sotto diversi profili giuridici, soprattutto in vista delle future difese che dovrò approntare. Non ultimo è stata un’udienza di grande effetto mediatico: il ricorso, infatti, proposto da Berlusconi è molto importante perché tocca problematiche delicatissime, coinvolgendo un diritto civile fondamentale, quale il diritto a libere elezioni. La decisione non sarà facile perché aderiscono alla Cedu ben 47 Stati (tra cui la Turchia), alcuni dei quali potrebbero strumentalizzare un eventuale rigetto per rimuovere avversari scomodi”.

E’ stata la sua prima volta alla Corte dei Diritti dell’Uomo?

“No, come le dicevo, sono spesso fuori Italia anche perché curo diversi clienti stranieri”.

Cosa ha provato quando è entrata all’interno della Corte?

“Diciamo che quando si entra in una Corte internazionale si genera involontariamente un meccanismo di apertura mentale. Ti rendi conto che anche la più banale delle questioni in materia di proprietà è influenzata da una piattaforma di principi e diritti che va oltre la normativa nazionale, alcune volte è inadeguata e superata”.

Era sola?

“No, ero con la collega Angelica Scozia, amica degli osservatori sulla giustizia civile e con cui, già a partire dal 2013, abbiamo iniziato a promuovere una serie di approfondimenti, direttamente presso le Corti Europee e presso la rappresentanza della Commissione Europea in Italia, in materia di diritto europeo (sia in ambito Cedu che Ue) e la collega Elena Drusi, già componente giunta nazionale Aiha”.

Cosa l’ha colpita particolarmente di quella giornata?

“La presenza di una delegazione di giudici dell’Est Europa, probabilmente per l’importanza del caso e soprattutto per l’incidenza che una decisione in tale materia potrebbe avere in contesti particolarmente autoritari”.

Ha avuto modo di confrontarsi e parlare anche con altri avvocati?

“Si, ci siamo confrontati sia subito dopo l’udienza, a caldo diciamo, che in serata, sulla natura penale o amministrativa della sanzione prevista dall’art. 3 della legge Severino (e quindi se applicare alla fattispecie l’art. 7 della Cedu sulla irretroattività della legge penale), ma soprattutto sull’art. 3 del protocollo 1, e cioè sul diritto a libere elezioni e sulla necessità di una riforma urgente dell’art. 66 cost”.

Ma lei che idea si è fatta sul ricorso presentato dal pool dei legali di Berlusconi?

“Sia il ricorso che la discussione pubblica mi sono sembrati molto efficaci”.

Secondo lei come finirà?

“Ho avuto la percezione, ascoltando le domande dei giudici, che il caso Minzolini e il diverso trattamento riservato a quest’ultimo abbia colpito molto la Corte, sull’argomento lo Stato Italiano mi è sembrato debole e spiazzato, comunque sarà interessante leggere la sentenza”.

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