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Gli italiani voglioni imballi per l'asporto più ecocompatibili: lo studio di Pro Carton

Dallo studio risulta che Salerno è la sesta città d'Italia per il consumo di cibo d'asporto con 4 pasti consumati, mediamente, al mese da ciascun cittadino e oltre 3.000 nell'intera vita

Salerno è la sesta città d'Italia per il consumo di cibo d'asporto con 4 pasti consumati, mediamente, al mese da ciascun cittadino e oltre 3.000 nell'intera vita: questo è quanto risulta dallo studio di Pro Carton, assocaizione europea che riunisce i produttori di carta e cartoncino, che spiega quali siano gli imballi migliori per il cibo e quali siano le criticità maggiori legate al consumo d'asporto.

Lo studio è stato condotto in un periodo storico in cui il consumo d'asporto non solo è incentivato ma, come in queste settimane, è addirittura l'unica alternativa per consumare un pasto non cucinato in casa. Il Covid, infatti, ha portato ad un aumento del consumo di cibo d’asporto e di conseguenza un incremento di packaging da smaltire, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La nuova ricerca, commissionata da Pro Carton - associazione europea che riunisce i produttori di cartone e cartoncino - condotta su un campione di 1005 intervistati, ha voluto approfondire cosa pensano gli italiani sull’imballaggio d’asporto.

I risultati dello studio

Quello che emerge è senza dubbio la richiesta, quasi unanime (96%) da parte della popolazione che il packaging da asporto sia, non solo sostenibile, ma anche facile da riciclare. Di questo 96%, il 54% è disposto a pagare un prezzo maggiore purché sia riciclabile. La buona volontà degli italiani è confermata dal fatto che il 56% degli intervistati pulisce e ricicla l’imballaggio d’asporto se possibile. Per il 10% invece è un vero tormento, la cosa che più odiano fare, mentre il 34% non lo ricicla o la fa raramente.

Tra le motivazioni che portano a buttare il packaging usato per l’asporto - e possibile da riciclare - nell’indifferenziata figurano: troppo complicato da ripulire (55%), ingombro elevato (18%), il non sapere cosa può essere riciclato e cosa invece no (17%), mentre il 12 % ammette che l’obiettivo dell’asporto è proprio quello di risparmiare tempo nel ripulire e l’11% che è troppo trambusto dover pulire i contenitori.

La ricerca ha inoltre sorprendentemente rivelato che la città in cui si ordina più cibo d’asporto è Reggio Calabria (con una media di circa 5,5 volte al mese), seguita da Cagliari (5,1 volte/mese) e Catania (4,8 volte/mese). Fanalini di coda nell’asporto risultano invece Livorno (1,3 volte/mese), Trieste (2,2 volte/mese), Torino (2,5 volte/mese) e Milano (2,7 volte/mese).

La fascia d’età più interessata al takeaway è quella tra i 35 e i 44 anni (4.5 volte al mese), seguita da quella 22-28 e 29-34, con una media di 4,3 volte al mese. A consumarne meno sono invece gli over 65 con una media di 2,2 volte al mese. Nonostante non ci sia una grande differenza tra uomini e donne, i primi ordinano di più: 3,7 volte al mese contro 3,3 delle donne.

Il commento

Tony Hitchin, Direttore Generale di Pro Carton ha dichiarato: "La domanda di cibo d’asporto è aumentata nel 2020 a causa dei diversi lockdown nazionali. Questa ricerca fornisce uno spunto di riflessione per i brand che mirano a ridurre l’impatto ambientale, che dipende in parte dalla scelta del packaging per confezionare i loro cibi. Gli italiani si mostrano volenterosi ma spesso confusi su cosa e come differenziare l’imballaggio d’asporto. Oggi sempre più contenitori per il takeaway sono in cartone, dai bicchieri, alle coppette del gelato, ai contenitori per insalate o panini, e dunque facilmente riciclabili se puliti dai residui di cibo".

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