"Chi non comunica scompare": l'intervista a Gerbasio, ideatore di StrateCo

Si terrà a Maggio la settima edizione di StrateCo, l'evento fiorentino sulle strategie e tecniche della comunicazione che, attraverso dibattiti, analisi di processi e live performance racconta l’evoluzione dell’arte comunicativa

Si terrà a Maggio la settima edizione di StrateCo, l'evento fiorentino sulle strategie e tecniche della comunicazione che, attraverso dibattiti, analisi di processi e live performance racconta l’evoluzione dell’arte comunicativa con un motto semplice ed efficace: Chi non comunica scompare. Ad ideare la manifestazione è stato un trentenne di Buccino, Benedetto Gerbasio. Lo abbiamo sentito riguardo le prossime elezioni regionali.

Chi non comunica scompare, cosa vuol dire?

È la domanda di rito, quella che mi aspetto prima di tutte. Chi oggi svolge una vita pubblica, politica, imprenditoriale e artistica e non comunica, scompare. È una provocazione, un invito a farlo e farlo bene.  

StrateCo è alla sua settima edizione. Come ci si arriva?

Con tenacia, forza e lavorando sui desideri. I desideri sono illuminazione, sono la cosa più importante che abbiamo. StrateCo è un desiderio diventato realtà, è un progetto concreto che ha convinto Dario Nardella persona e Sindaco. È il festival della comunicazione pop nella Firenze rinascimentale e alla settima edizione ci si arriva convincendo e lavorando senza sosta.

Sei la faccia pulita di questo evento. Credi nella leadership?

Assolutamente si. La leardership è azione non posizione. È affidare a qualcuno la propria fiducia e non deluderla. La storia del nostro paese lo insegna. Da sempre inseguiamo learship forti e intorno creiamo storie e narrazioni. In politica principalmente.

Chi è il tuo leader preferito?

Io sono democristiano. In politica sto in mezzo, nella vita invece decido e prendo posizioni. Potrei dirti De Gasperi, Moro. Qualche anno fa Renzi.

Dopo L'Emilia-Romagna, tocca alla Toscana ma soprattutto alla Campania, la tua Regione. De Luca è come Bonaccini?

Qui, andrei cauto. Molto cauto. De Luca non è Bonaccini. La Campania non è L'Emilia-Romagna. Il Sud non è il Nord. In Emilia la sinistra vince da 70 anni, in Campania l'alternanza è frequente. In Emilia i giovani lavorano, in Campania scappano per trovare lavoro. C'è una disparità sociale netta e evidente.

E quindi De Luca è ancora un cavallo su cui scommettere?

Questo lo decideranno i partiti e le alleanze prima e gli elettori dopo. Il punto è: quale alternativa negli anni è stata costruita intorno o migliore di lui?.

Come si vincono le elezioni in Campania?

Aiutando i più deboli. Con la verità, non con le parole. La Campania è una terra sofferente, ricca di genio e disoccupazione, competenze e povertà. È romantica e fiera delle proprie origini. È il diavolo e l'acqua santa. È la terra delle contraddizioni. La lista delle spesa, delle cose fatte non interessa a nessuno; quello che conta è come la propia vita è migliorata grazie ad una legge approvata, una strada asfalta o una corsa di un autobus aggiunta.

Salvini è meno forte di qualche mese fa?

Salvini è forte, è sempre forte. Ricordo a chi pensa il contrario che nella roccaforte Emilia-Romagna è vero, ha perso, ma ha triplicato il consenso - 32% - rispetto a cinque anni fa. Tra qualche mese sarà a Napoli a fare l'influecer, un po' abbronzato, con la pizza di Sorbillo, la frittatina di Di Matteo, le alici di Cetara o con la mozzarella di bufala di Vannullo. Nelle periferie, nei luoghi abbandonati, tra gli immigrati. A lui piace evitare di parlare delle cose serie e punta dritto alla pancia e alle emozioni dei cittadini. Gli consiglio di non andare a citofonare, e quindi a fare il bullo, a Scampia. Per il suo bene.

Qual è il social migliore per vincere una campagna elettorale?

Le piazze, la strada, gli occhi. I social informano, creano discussione e partecipazione; spesso amplificano e mentono. Nessun post sponsorizzato vale e premia quanto la spontaneità dell’incontro.

Sei stato invitato all'Università di Salerno come relatore ad una lezione su comunicazione e fake. È bello per un ragazzo di trent’anni?

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