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Dalle catene della Sala Varese al nuovo progetto, parla Costantino: "Ho tolto il lucchetto"

In segno di protesta, si era legato alla storica Sala che dirigeva. Adesso Francesco "Ciccio" Costantino ha deciso di seguire un nuovo progetto di comunicazione, al servizio del territorio. "In un mese - svela - perdemmo 35mila euro di incasso, per feste prenotate e disdette"

Francesco Costantino, nelle sue funzioni di direttore della storica Sala Varese di Salerno, si incatenò in strada lo scorso ottobre, legandosi alla saracinesca abbassata. Lo fece dopo l'ordinanza con la quale Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, disponeva il divieto per feste, anche inerenti a cerimonie, in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto con la partecipazione di invitati "che siano estranei al nucleo familiare convivente, anche se in numero inferiore a 30". Adesso Costantino spezza le catene e apre il lucchetto di un vecchio sogno: "Cambio, mi lascio indietro il passato. La Sala Varese resta chiusa, la proprietà ha deciso che continuerà a farlo fino a quando mancheranno chiarezza e certezza sul futuro - dice - ho deciso di mettere gli anni di passione e di esperienza al servizio del cibo vissuto dalla parte del comunicatore".

I dettagli

Aprirà un blog dedicato al food, che si chiama "Le mosche bianche". Lo slogan è "Ho Un Bisogno", perché è dal bisogno - inteso non solo come richiesta, in seguito ad un disagio, ma anche come necessità di ricreare e ritrovarsi - che nasce il suo nuovo progetto. Però una sera si incatenò e diede vita ad una protesta eclatante. "La situazione era già critica e c’eravamo reinventati con il delivery - ricorda Costantino - A maggio partimmo fortissimo, di nuovo. A settembre perdemmo feste di compleanno per 35mila euro: garantivamo il distanziamento, distribuivamo la clientela su due piani. Una sera, ero a tavola con una cliente e stavamo organizzando la festa di laurea del figlio. L’importo concordato era di circa 7mila euro, che per noi erano vitali. Mentre la signora stava per staccare l’assegno per l'anticipo, fu raggiunta da una telefonata: l'interlocutore la informava di nuove restrizioni, quelle sulle feste, e la signora decise di dire addio alla festa. Nello stesso tempo, senza dire nulla a nessuno, presi le catene e andai a legarmi all'ingresso della nostra attività, in segno di pacifica ma ovviamente eclatante protesta. La sensazione di paura che vivono le persone, dalla parte del ristoratore, è devastante. Ero il direttore ma ho lasciato Sala Varese. La proprietà ha deciso che riaprirà solo se ci saranno le condizioni: non è possibile sostenere solo con il pranzo un’attività del genere, che necessita di quattordici, quindici persone operative".

Consigli e punzecchiature

"Nulla più che sia a contatto con il pubblico - cambia passo e registro, Francesco Costantino - Sono devastato. Da come è stata gestita la situazione contagi, non ci sono più le condizioni per lavorare nella ristorazione, che viene demonizzata. Ci sarà un crollo verticale di tantissime attività e soprattutto di quelle che non sono costruite con un progetto alle spalle ma con l'improvvisazione. Essere popolare è una cosa che funziona ma fino ad un certo punto: regge la qualità. All’amministrazione comunale chiedo un approccio diverso: dovrebbe avere una forma tutoriale, di sostegno, indirizzo, faro acceso e non lumino, per molti imprenditori. Durante le Luci d’Artista, tutti si lamentavano di una clientela medio-bassa. Io avevo una fascia altissima".
 

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