Domenica, 21 Luglio 2024
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Giffoni Film Festival: gli ospiti dell'ultima giornata

E’ stata un’edizione speciale, su questo Gubitosi non ha dubbi: "Abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo – ha detto - e l’ostacolo si chiamava Covid. Abbiamo avuto modo di tornare a stare insieme. Sappiamo bene che tutto quello che è straordinario oggi, era naturale ieri"

Si conclude con ospiti d'eccezione il cinquantaduesimo Giffoni Film Festival. Oltre al saluto del patron Claudio Gubitosi, infatti, ad incontrare i giovanissimi partecipanti sono stati Filippo Scotti, Laura Morante, Eugenia Costantini, Paolo Simoncelli ed Alessandro Barbano.

Giffoni Film Festival - l'ultima giornata - Fotoreporter Guglielmo Gambardella

Gli ospiti

Il più giovane degli ospiti odierni è stato Filippo Scotti, noto al grande pubblico per la sua interpretazione di Fabietto Schìsa nel film pluripremiato di Paolo Sorrentino E' stata la mano di Dio. Incontrando i giovani giffoner di varie età, Scotti, che per quel ruolo ha vinto il Premio Marcello Mastroianni alla scorsa Mostra Internazionale d'arte cinematografica, si è detto entusiasta ed emozionato, un po' forse come quando ricevette la notizia della conferma che per il ruolo da protagonista il regista Premio Oscar Paolo Sorrentino avesse scelto lui: "Avevo molto timore di non essere scelto - racconta- ma ho avuto altrettanto timore quando ho compreso la notevole responsabilità di dover realizzare e delineare quel personaggio. Sognavo di fare l'attore da quando ero
piccolo, da quando mio padre mi fece vedere il capolavoro di Alfred Hitchcock La finestra sul cortile". Scotti ha anche approfondito la frase più celebre del film che lo ha visto protagonista: "Non ti disunire". "E' una frase molto profonda - ha commentato - che alla prima lettura mi spiazzò. Credo voglia significare che ognuno di noi è il risultato di molteplici suggestioni che sono unite in modo uniforme. Inoltre, sta a noi il compito di rendere la realtà meno scadente possibile e ricercare ciò che ci fa stare meglio con noi stessi e con gli altri".

Laura Morante ed Eugenia Costantini sono strette l'una all'altra dal doppio filo della vita e dell'arte. "Sono stata ballerina
professionista di danza contemporanea e non pensavo assolutamente al set - ha raccontato la Morante - ;Un giorno la coreografa mi mandò a uno spettacolo di Carmelo Bene per invitarlo a un suo evento. Lui accettò, nacque un rapporto di amicizia e alla fine mi chiese di lavorare part-time in teatro. Da allora ho continuato a recitare con maggiore frequenza fino a lasciare la danza. Il mio passaggio alla recitazione è avvenuto per dissolvenza incrociata. Non era una passione, lo è diventata". "Non saprei dire quando ho cominciato a recitare - ha ribattuto la Costantini - Sono sempre stata sul set fin da bambina insieme a mia madre. Ricordo però bene la prima volta che mi sono sentita attrice. Avevo appena recitato in 18anni dopo, opera prima di Edoardo Leo. Fui premiata con una borsa di studio che mi consentì di andare a studiare recitazione a New York. In quel momento ho preso piena consapevolezza di me e di questo lavoro".

Paolo Simoncelli, papà del motociclista campione del mondo tragicamente scomparso a Sepang nel 2011, si è rivolto così ai ragazzi della IMPACT! durante l’incontro con la proiezione di alcune clip del documentario Sky Original SIC con la regista Alice Filippi al #Giffoni2022. Nella Sala Blu il confronto con i ragazzi della sezione dai 18 ai 30 anni è stato sulla figura di Marco Simoncelli detto SIC, pilota italiano di MotoGP, raccontando la parabola umana e professionale dal 2006 al 2008. Dalle difficoltà del ritiro della moto ufficiale, fino al titolo mondiale vinto dopo un anno di cadute e difficoltà, in barba ad ogni pronostico, sul circuito di Sepang. Dove nel 2011 perderà la vita in un incidente di gara. Da lì, Marco Simoncelli diventa leggenda: "È una cosa che ha voluto la gente – ha sottolineato Paolo Simoncelli -  Pensavo di avere un figlio forte in moto, ma non che diventasse una leggenda. L’ha deciso la gente con il suo affetto verso di noi, con tutto quello che è stato fatto sui social. E così abbiamo allestito la galleria di Marco a Coriano, creato la fondazione col suo nome. Io e la mamma non abbiamo nessun rimpianto perché lui era felice, di questo siamo certi. Non c’è stata rabbia, rifaremmo tutto daccapo - E poi il saluto finale - Questa cosa che Marco ha vinto il mondiale a Sepang, che è morto nello stesso circuito, a volte mi fa pensare che ci sia qualcosa di soprannaturale. E io ci spero, perché ho voglia di riabbracciarlo".

Alessandro Barbano, codirettore del Corriere dello Sport, ha risposto a tante domande sul ruolo dell'informazione e sulla sua evoluzione negli ultimi anni. "Siamo dentro una congiuntura particolare. La crisi di governo segna la fine di un decennio in cui abbiamo provato a fronteggiare l'instabilità strutturale con la tecnocrazia, quest'ultima in un rapporto di dualismo con la politica. La democrazia, però, è tensione dialettica tra sapere e potere. E' cultura del limite, degli uni e degli altri".

Il saluto di Gubitosi

Il patron Claudio Gubitosi ha voluto salutare i tantissimi giffoners che hanno preso parte alla manifestazione: "Siete una gioventù capace, autodeterminata, intelligente. In questi giorni avete dimostrato, insieme a noi, che nessuno si può permettere più di parlare per conto vostro. La libertà vostra e di Giffoni è intoccabile e non permetterò a nessuno di inquinarla"

E’ stata un’edizione speciale, su questo Gubitosi non ha dubbi: "Abbiamo gettato il cuore oltre l’ostacolo – ha detto - e l’ostacolo si chiamava Covid. Abbiamo avuto modo di tornare a stare insieme. Sappiamo bene che tutto quello che è straordinario oggi, era naturale ieri. La libertà – ha continuato Gubitosi – è stata quella di stare insieme, di poterci abbracciare. La libertà delle migliaia di persone che hanno abitato Giffoni in questi giorni. E, ancora, quella dei 250 ospiti: ognuno ci ha dato qualcosa, ma tutti hanno ricevuto altrettanto in cambio. La libertà dei ragazzi che dopo il covid si sono ritrovati in un altro mondo, quello nato questi due anni in cui abbiamo dovuto subire la negazione dei sentimenti e, poi, la guerra ed il mondo che si sgretola. Volevamo rendere questa realtà meno complicata, più leggera per dare loro la possibilità di pensare che un mondo migliore esiste. D’altronde, Giffoni senza questa realtà non è Giffoni. Ci siamo battuti per ribadire la centralità di questi ragazzi. Questa è la nostra libertà. Abbiamo costruito negli anni un posto dove tutti hanno diritto di parola e di replica".

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