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Mamma russa, papà ucraino e "cuore italiano": ginecologa offre cure gratuite alle donne fuggite dalla guerra, l'intervista

Da ginecologa, Elena Lagoda che vive e lavora a Salerno, sta offrendo consulenze gratuite alle donne ucraine fuggite dalla guerra e giunte nel nostro territorio: "E' il minimo che io possa fare", ha spiegato la dottoressa

E' in Italia da 22 anni, Elena Lagoda,  nata da mamma russa e papà ucraino. Da ginecologa che vive e lavora a Salerno, sta offrendo consulenze gratuite alle donne ucraine fuggite dalla guerra e giunte nel nostro territorio: "E' il minimo che io possa fare", ha spiegato la dottoressa che porta nel cuore ferite profonde per la guerra in corso.

Dottoressa, in che modo sta supportando le donne fuggite dalla guerra? Come riesce ad entrare in contatto con loro?

Da medico, sono iscritta a vari gruppi sui social network e attraverso quei canali ho fatto sapere la mia disponibilità alle cure gratuite per chi è fuggito dalla guerra. Negli anni, poi, in molti mi hanno conosciuta e, quindi, chi vuole mi rintraccia anche attraverso il passaparola.

Lei ha madre russa e padre ucraino: come sta vivendo questo drammatico conflitto, seppur "a distanza", e qual è il suo pensiero in merito alle ragioni della guerra?

Io mi vergogno per il comportamento dei russi. Stanno mostrando un'arretratezza di pensiero spaventosa. L'Ucraina ha un'altra storia e non merita quello che sta patendo.

Tuttavia è emerso come anche molti cittadini russi siano contrari alla guerra: forse è bene distinguere la volontà politica della Russia da quella di parte della popolazione, non crede?

I russi non conoscono e non vogliono la democrazia e, contrariamente a quanto alcuni dicano, la maggioranza è a favore di Putin. Io che vivo da 22 anni in Italia, ho imparato tanto: curo tutti, senza distinzioni di orientamento sessuale o nazionalità. Alcuni colleghi russi non approvano questo modo di esercitare la professione e hanno espresso perplessità sul fatto che io curassi anche donne omosessuali: l'Italia è un Paese perbene. Forse non è forte a livello strategico-militare come altri Paesi, ma ha dei valori umani e giusti che non tutti posseggono. Grazie all'Italia ho cambiato la mia mentalità e adesso sono fermamente convinta che il medico debba curare chiunque ne abbia bisogno, contrariamente a quanto sostengono altri colleghi dell'Est.

Lei ha anche familiari russi, come stanno vivendo questo momento? E' in contatto con loro?

No, ho interrotto la comunicazione su loro richiesta: i cittadini russi sono "controllati" e alcuni miei messaggi avrebbero potuto creare problemi alla mia famiglia materna. Il clima è molto particolare lì.

Circa le donne ucraine che sta aiutando nel nostro territorio: quali sono le loro condizioni psicologiche?

Sono quasi tutte psicologicamente instabili al momento e molto disorientate.

C'è qualche donna in situazioni particolari che l'ha colpita?

Sì, c'è una 38enne fuggita all'8° mese di gravidanza, senza il marito: ora deve partorire. Lei è davvero impaurita e i problemi linguistici non la aiutano a stare tranquilla, ma le ho spiegato che qui in Italia è in buone mani e che in ospedale la cureranno al meglio. Suo marito è rimasto a Kharkhiv: sono situazioni davvero delicate e il minimo che io possa fare è supportare, a livello sanitario, chi ha bisogno.

Come finirà questo conflitto secondo lei? Quali sono le sue speranze?

Io spero che l'Ucraina resisterà fino alla fine. Per la Russia, l'unica speranza sono i giovani che, avendo una mentalità più aperta, possono cambiare le cose, costruendo una società più libera. E più giusta.

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