Salerno, anche in Campania si è perso il 50% di verde costiero

Su 360 km di costa campana 181 sono stati urbanizzati. Da una ricerca di Legambiente emerge come centinaia di metri cubi di cemento, in tutto il Paese, hanno modificato per sempre i paesaggi di mare.

Le coste italiane sono da sempre paesaggi fantastici che hanno ispirato poeti e hanno fatto sognare e innamorare turisti e viaggiatori. Ovunque in Italia le coste naturali hanno alimentato un fascino unico e inimitabile. Ma il verde delle nostre coste è ancora presente o ormai è soffocato da metri cubi di cemento selvaggio? Uno studio dell’associazione ambientalista Legambiente, grazie alla sua nave-ricerca Goletta Verde, mostra come le coste italiane stanno letteralmente soffocando di cemento, nonostante ci siano norme che dovrebbero orientare in senso opposto.

Su uno studio di 1.800 chilometri di costa che hanno interessato Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo , Molise, Campania, Lazio e Sicilia i dati raccolti sono allarmanti. Le foto satellitare storiche mostrano come i paesaggi siano stati modificati nel tempo irrimediabilmente. Il 55% della costa è irrimediabilmente cementificato con Abruzzo e Lazio che si condividono l’amaro record per quanto riguarda il maggior numero di chilometri verdi persi. In Campania i risultati non sono dei migliori anzi molto negativi.

Su 360 chilometri di costa campana 181 sono urbanizzati, ovvero oltre il 50%, ovviamente anche in provincia di Salerno. Negli ultimi 25 anni  22 chilometri di costa sono stati trasformati per usi residenziali e turistici, mentre su altri 7 sono stati costruiti o ampliate infrastrutture portuali e aree industriali. Negli anni dei veri scempi sono avvenuti sulla costa in più tratti a cominciare dal lembo di costa tra Agropoli e Salerno e quello tra Varcaturo e Baia Domitia. Altre zone fortunatamente ancora presentano del verde, e sono  queste che andrebbero fortemente tutelate da parte delle istituzioni.  In particolare le aree tra Caprioli e marina di Ascea, tra Marina di Casal Velino e Acciaroli, tra Agropoli e Torre Piacentina.

Notizie molto negative insomma per quello che dovrebbe essere tra i fiori all’occhiello della nostra penisola, il paesaggio costiero. Inoltre gli interventi legislativi non hanno portato i frutti che auspicavano. Basti pensare che nel  1985 la legge 431 detta “Legge Galasso” , era stata emanata per tutelare il patrimonio costiero, anche se in maniera molto “all’italiana” in quanto vincolava le nuove costruzioni ad esser fabbricate ad almeno 300 metri dalla costa. Fatta una legge, trovato l’escamotage. La “Galasso”, infatti rimandava il divieto per le nuove costruzioni a pareri paesaggistici di vari enti in base alle redazioni di piani regionali. Fatto sta, che dal 1985 ad oggi sono spariti altri 160 chilometri di verde costiero, dimostrando l’inefficienza delle norme in vigore e di come stiamo letteralmente soffocando di cemento le coste del Belpaese.

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