Nuova fase/ Lezioni a distanza e compagni di giochi: bambini e genitori in open space

Siamo tutti nelle "mani" del wi-fi: computer e tablet servono a delimitare un territorio che è comune, un grande ufficio familiare, una grande contenitore dove si mischiano affetti, interrogazioni, prove di connessione. Non solo lavoro e studio ma anche giochi, soprattutto quelli di società

"Papà, devo ripetere geografia: ho bisogno di cinque minuti". Ne concederesti cinquanta, ma la vocina che chiede di ripassare i confini dell'Europa e le capitali ha già fatto sintesi: gli adulti sono in affanno, i bambini lo sanno. Però sono bambini: la guida, l'ascolto, l'accoglienza, la serenità nelle difficoltà sono il cardine della vita familiare e non c'è pressante incombenza lavorativa che possa sostituirsi al proprio ruolo-vocazione di genitori. Mentre papà e mamma silenziano il telefono cellulare e su whatsapp congelano l'interlocutore con un non meglio precisato "non posso", "ti richiamo", "asp" che sta per aspetta, le prove generali di geografia sono già cominciate.

Una grande classe, anzi classroom

Sono tutti coinvolti: docenti, alunni, genitori. La bacheca è il diario, l'appuntamento è fissato tra le 8.30 e le 9, in base al fischio d'inizio, alla campanella della prima ora. Sono tutti on line, tutti nelle mani del wi-fi: se salta la connessione, i figli nello studio e in cameretta sono costretti a chiedere a prof e maestre di ripetere; papà e mamma perdono contatto con l'azienda, se sono in smart working. Nel frattempo i docenti preparano gli incontri, partecipano ai consigli di classe, realizzano lavori da condividere in rete. Tutto e tutti on line. Fa eccezione la merenda, preparata mentre la maestra chiama time out. Questo è un tempo propizio, di riscoperta della socialità, del rapporto tra pari: i ragazzi simulano ciò che accadeva in classe, condividono esperienze e risultati delle partite di calcio, fissano un appuntamento per una videochiamata del pomeriggio, altro momento chiave di una relazione che si sfilaccia dal vivo, soprattutto con la limitazione all'attività di palestre e centri sportivi. Computer e tablet servono a delimitare un territorio che è comune, un grande ufficio familiare, un contesto open space dove si mischiano affetti, interrogazioni, prove di connessione. Non solo lavoro e studio ma anche giochi, soprattutto quelli di società.

Fantasia al potere

Giocare vuol dire creare, sognare, condividere. Il vecchio tavolo di compensato che ospitava interminabili partite di subbuteo è stato riportato nel corridoio di casa: per i bambini ed i ragazzi è riscoperta e per i genitori è un ritorno al passato. Impossibile ignorare la tecnologia: non va demonizzata, deve essere un'alleata. Una lezione di ginnastica in famiglia aiuta a svagarsi, ma è utile anche un gioco in condivisione con gli amici oppure disegni che vengono messi a disposizione in rete e che poi i piccoli riproducono. Giochi di società, tanti: Monopoli è il più gettonato. A.S. dice: "Provo a guardare il lato positivo della situazione di emergenza: un'occasione unica per riscoprire i valori della famiglia. La fantasia può stimolare il rapporto genitori-figli tenendo presente che è fondamentale la socializzazione con altri coetanei. Strappiamo sempre un'oretta al giorno alle attività di routine per non distoglierci dalle relazioni sociali, che cominciano in famiglia".
 

Le testimonianze

Ecco una mamma insegnante. La sua testimonianza: "Sono D. M., insegno al liceo e sono in DaD. Ho 2 figli: il primo in seconda primaria, impegnato in DaD da metà ottobre, e il fratellino alla scuola dell’infanzia, in DaD. Insomma siamo in 3 ogni giorno a fare didattica a distanza. Esaurite le mie risorse tecnologiche (2 personal computer portatili), costringo i nonni a venire a casa nostra ogni santo giorno, a turno, con il proprio pc portatile, per supportarmi sia in questa attività sia nell’assistenza ai bambini mentre io lavoro nell’altra stanza. Finita la DaD, i miei figli si fiondano su giochi al pc e davanti al televisore. Passano più tempo con i nonni che con i genitori, spesso anche per i compiti, che i nonni non sempre sono in grado di seguire bene. Inizialmente la scuola di mio figlio non aveva previsto nemmeno la pausa a metà mattina ma l'abbiamo ottenuta. Vedo bambini rassegnati, mamme sacrificate. Personalmente colleziono irruzioni di figli e nonni durante le mie lezioni, interruzioni frequenti d annessa mia mortificazione davanti alle mie classi". E.M., mamma di due bambine, racconta la propria esperienza: "L'esperienza didattica delle mie figlie si basava sull'aula capovolta e sulla classe laboratorio. I bambini erano accompagnati in un tipo di apprendimento che sviluppava deduzione, intuito, cooperazione. Persino quando studiavano grammatica l'approccio era di questo tipo, con i materiali sparpagliati sui banchi, tra cui erano liberi di muoversi. La didattica a distanza è statica: il fulcro dell'apprendimento non è la relazione, ma l'oggetto che viene studiato. La mia prima figlia frequenta la prima media, la seconda è in quarta elementare. Nel primo caso, il piacere di vedere le maestre, alle quali è molto legata, supera la percezione della noia. La scuola per lei è diventata facile, quindi lo studio offre meno avventure rispetto a prima, ma può vedere le maestre ed i compagni. La seconda figlia ha reagito in modo diverso: ogni mattina si incontra con docenti e compagni che sono rimasti estranei; non ha alcuna possibilità di relazione alternativa alle lezioni da remoto, perché non ha il telefono cellulare. A causa del Covid abbiamo innalzato il livello di protezione nei confronti dei nonni. Se andiamo a trovarli, indossiamo le mascherine. Le bambine risentono molto della malinconia che questa situazione produce nei nonni e sono combattute tra il desiderio di stare loro vicine e la paura di rappresentare un rischio".

Prima e dopo

"Prima del Covid, la nostra agenda di appuntamenti era piena di laboratori di fabbricazione digitale, di creatività. Due sport praticati: break dance e rugby. Soprattutto il rugby manca in modo insistente a mia figlia. Questo sport le permetteva di liberare la sua necessità di misurarsi con la sfida, ma anche di agire in un ambiente alla pari. Era confortata dal senso di fiducia e dal lavoro di squadra. Gli hobby non si sono interrotti, anzi in essi ripiega molte ore al giorno. Sono diventati una consolazione, un momento di contatto con sé, mentre prima erano un'attività sperimentale come un'altra. Ha abbandonato la lettura di fumetti e storie. Sta leggendo poesie. Purtroppo la lontananza dalla scuola e dai suoi coetanei la sta lasciando sola in una fase di crescita. Da ieri i maestri di break dance si sono attivati anche loro con la didattica a distanza. La seconda figlia segue le lezioni di classico tramite zoom già da un mese. Partecipa di buon umore. Anche in questo caso si è pienamente adattata. Si relaziona alla maestra con serenità e contentezza. È costante, puntuale. Per quanto riguarda la prima figlia, da ieri anche lei fa lezione di break tramite zoom, ma sembra non accontentarsi, anzi tende a rinunciare. Speriamo che lo sprone, dopo uno sforzo iniziale, si traduca in un rinnovato atteggiamento propositivo. Percepiscono la crisi e non accettano frasi come andrà tutto bene. Trovano conforto nelle informazioni razionali, che diano loro la possibilità di organizzarsi. Sono loro, ad esempio, a ricordare a me di lavare le mani. Devo dire che gli aspetti igienici non sono mai vissuti con ansia. È semplicemente quello che c'è da fare. Abbiamo fatto una passeggiata, a contatto con la natura. Sono state molto bene. Abbiamo proposto alcune cose. L'english day: un giorno a settimana si parla inglese. Poi il venerdì sera c'è il cineforum con la pizza in salotto. Il sabato è ancora dedicato ai nonni. La domenica, nei limiti del consentito, cerchiamo di andare presso siti naturali distanti dai centri abitati. Osserviamo la distanza fisica, ma indossiamo le mascherine. Pochissime persone a noi vicine hanno l'età delle nostre figlie. Sono tutti o molto più grandi o molti più piccoli. Non permettiamo il contatto con compagni di classe o di sport. Con nostro rammarico e grande dispiacere... Ma c'è un senso etico che va oltre le esigenze del singolo".

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