Post Covid/ Igiene e fatturato: il futuro di estetisti, parrucchieri, centri benessere

I titolari delle attività si aggrappano al proprio lavoro tra mille sacrifici ma evidenziano anche i rischi - sempre sull'uscio - della continua perdita di clienti e di risorse economiche

Distanziamento, igienizzanti, sospiri, speranze: il settore della bellezza e della cura della persona è andato avanti. Il problema è capire in che modo lo stia facendo, con quali difficoltà. Dopo l'iniziale minaccia di serrata dei saloni, poi smentita dal Dpcm che ha garantito il prosieguo delle attività, centri benessere, parrucchieri e centri estetici restano aperti. Lo fanno nel rispetto delle regole per il contenimento del rischio contagio. I titolari delle attività, alcuni dei quali intervistati da Salerno Today, si aggrappano al proprio lavoro tra mille sacrifici ma evidenziano anche i rischi - sempre sull'uscio - della continua perdita di clienti e fatturato.

Il centro benessere

Ennio Cavaliere, titolare di Otium, centro benessere di Minori, fa i conti anche con l'ordinanza regionale che, per contrastare gli assembramenti e ridurre la mobilità, dispone la limitazione degli spostamenti interprovinciali, se non giustificati - previa autocertificazione - da motivi di lavoro, sanitari, scolastici, socio-assistenziali, approvvigionamento di beni essenziali. "Sono il titolare di un centro benessere e c'è differenza - dice Cavaliere - rispetto ai centri estetici, quest'ultimi legati ad un mercato di prossimità, nell'ambito della propria comunità. Nel nostro caso, è molto difficile che a Minori, per usufruire dei servizi del centro benessere, accedano clienti della provincia di Salerno. Più probabile, invece, che arrivino da altre province. I dati lo confermano: per il prossimo weekend, abbiamo dovuto disdire 35 prenotazioni. Non critico l'ordinanza ma ritengo che abbia lo stesso effetto del lockdown che dà più tutela e potrebbe essere magari adottato per un paio di settimane e contrastare in maniera decisa la curva epidemiologica. In questo momento, l'interruzione della mobilità interprovinciale per motivi non legati alla necessità, alla salute e al lavoro taglia le gambe alle nostre attività".

Il codice e il mercato

C'è una ulteriore sottolineatura alla quale Cavaliere non rinuncia: "C'è un risvolto burocratico, un particolare che non sarà sfuggito alle istituzioni. A noi non è sfuggito. Se c'è lockdown, c'è bisogno anche di assistenza alle attività danneggiate. Se, invece, lasciano il codice Ateco aperto con una forma apparentemente soft di chiusura, non c'è sostegno, c'è un'apertura condizionata e subordinata ma in realtà il mercato è fermo. Quindi devo mandare a casa otto persone, ci sono danni anche per l'albergo collegato: cancellare il percorso Spa e disdire la prenotazione significa annullare il pernottamento e la colazione, quindi l'albergo manda a casa i propri dipendenti. Non credo che esista un turismo provinciale ma interprovinciale, di coinvolgimento di tutta la regione. Ci si è anche dimenticati a mio avviso del problema più grosso: i centri commerciali. Se non si fa la passeggiata fuori porta e bisogna necessariamente restare a quattro passi da casa, le famiglie andranno necessariamente a confluire nei centri commerciali e il rischio di contagio, a mio avviso, sarà comunque alto. Ritengo, invece, che un lockdown per due-tre settimane possa aiutarci, anche in funzione del Natale ormai alle porte. Ho anche una parafarmacia e questo modo di fare mi preoccupa. Rischiamo di avere merce invenduta per quanto riguarda i prodotti cosmetici e natalizi. Rischiamo di non poter pagare i fornitori".

I parrucchieri

Ecco il commento di Daniele Vicinanza, acconciatore per donna, su precuazioni, andamento del mercato, disagio e misure di contenimento. "Aderiamo alla Claai che abbraccia anche centri estetici e parrucchieri. Ci occupiamo della cura del cliente e riusciamo ad adeguarci al Dpcm. Saloni e botteghe sono penalizzati perché c'è comunque riduzione del lavoro, in relazione alla riduzione della socializzazione. In tanti mi domandano quale sarà il nostro autunno ma nessuno è in grado di rispondere. Nel mio esercizio commerciale ho ritenuto opportuno creare postazioni a 2,20 metri. Per dare più sicurezza e tranquillità alle clienti ho spostato l'arredamento e ho chiamato anche un geometra per effettuare lavori. Abbiamo la cartellonistica, la colonnina igienizzante, utilizzo stracci usa e getta e sanificanti d'aria per la trasformazione dell'ambiente in asettico al 99,98%. L'abbigliamento per clienti è tutto monouso e ogni attrezzo utilizzato per il cliente è sanificato e riutilizzato, previa sterilizzazione. Gli orari di accesso non sono cambiati. In passato, abbiamo fatto una riunione con Cna e Confcommercio per garantire a tutti maggiore libertà e ragionare su una chiusura dilatata anche fino alle ore 23. In questo momento, però, il nostro orario di chiusura è fissato tra le ore 19.30 e le 20. Si accede al salone solo previo appuntamento e chi entra non cambia sedia". Mario Guarno, acconciatore uomo a Pagani, spiega che "è diventato difficile lavorare, perché siamo in tanti e tutti allo sbaraglio. Non tutti i clienti guardano al servizio offerto, occorrerebbero interventi istituzionali adeguati. La mia attività commerciale è aperta dalle ore 8 alle 13 e dalle ore 15 alle 20. Avevo quattro postazioni di lavoro ma adesso le abbiamo ridotte: ce ne sono due per garantire distanziamento. Utilizziamo camici monouso, spazzole imbustate, pettini personali".

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