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Calcio

Caso Dia, lo sfogo di Liverani in sala stampa: "Si è rifiutato di scendere in campo negli ultimi sette minuti"

La reazione dell'attaccante granata è una rottura insanabile con il tecnico e con la società che adesso non solo disporrà un programma differenziato di lavoro ma medita anche di irrogargli il massimo della multa possibile, fino al 30% dello stipendio

Le parole sono come pietre, fanno male e spiazzano. Liverani in sala stampa racconta gli ultimi sette, otto minuti della Salernitana a Udine. E accende i riflettori su un giocatore, quello che in teoria sarebbe il più importante per la squadra: "Dia si è rifiutato di prendere parte alla gara. Lo avevo chiamato in causa negli ultimi sette, otto minuti e non è voluto scendere in campo. Da oggi ne prendo atto e mi regolerò di conseguenza - ha detto l'allenatore granata a Dazn -. so che è un giocatore sul quale non posso contare. Fuori rosa? Queste cose le deve decidere la società e non competono a me. So che Dia ha fatto la propria scelta, che va nella direzione sua e che prevede un comportamento nei confronti della squadra". 

La cronaca della partita

Lo scenario

Nel "ventre" del Buenergy Stadium di Udine si consuma, dunque, l'ultimo insanabile strappo tra la Salernitana, l'ambiente granata e Boulaye Dia. E' già stato trascinato una volta al cospetto del Collegio Arbitrale, anzi lo ha fatto lui per impugnare la multa che la società gli aveva irrogato in estate. Adesso Liverani scopre il pentolone del malessere, del disagio, di due sessioni di mercato che non sono bastate per cedere il giocatore. Scopre um pentolone fatto di balletti sulle condizioni fisiche del giocatore, sempre con il freno a mano tirato, e sulle clausole a salvaguardia della sua cessione. Boulaye Dia guadagna 1,9 milioni netti a stagione. Al loro, considerando il decreto crescita, il suo costo per la Salernitana ammonta a 2,5 milioni. Ora la società medita di punirlo severamente: non solo si allenerà distante dalla squadra ma il pool di legali potrebbe imbracciare un duro braccio di ferro con il giocatore, fino ad arrivare alla decurtazione massima, il 30% del suo stipendio, per giusta causa. 

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