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Venerdì, 14 Giugno 2024
Calcio

Il rogo del treno Piacenza-Salerno, 25 anni di dolore: i granata ricordano Simone, Peppe, Ciro, Enzo

Era il 24 maggio 1999 e il treno della morte sbucò in fiamme dalla galleria Santa Lucia. Quattro giovanissimi tifosi della Salernitana non tornarono più a casa: furono trovati carbonizzati nelle lamiere roventi. La Salernitana depone fiori sulle loro tombe

"Papà, questo treno è un carrettone". Furono queste le ultime parole che Simone Vitale, vigile del fuoco ausiliario, pronunciò al telefono parlando con il papà, il compianto giornalista Giovanni. Simone per vocazione e per slancio verso gli altri decise di ritornare sul treno Piacenza-Salerno per strappare molti giovani tifosi alle fiamme. Non riuscì più a mettersi in salvo. Fu trovato tra le lamiere roventi e con le spalle rivolte all'uscita. Non riuscì ad evitare l'asfissia, dopo aver salvato tanti giovani, sottraendoli al rogo. Il 24 maggio 1999, 25 anni fa, Salerno si risvegliò con il groppo in gola, convivendo con il rumore sordo e sinistro degli idranti, tra le urla di disperazione sui binari della propria stazione ferroviaria. Con Simone Vitale morirono Giuseppe Diodato, Ciro Alfieri ed Enzo Lioi. 

Il ricordo

La Salernitana depone, attraverso l'addetto stampa Lambiase e lo Slo Napoli, fiori a Brignano, presso il cimitero comunale, sulle tombe dei quattro angeli granata. Avevano partecipato alla trasferta di Piacenza. Allo stadio Garilli, la Salernitana il giorno prima aveva perso la Serie A: era retrocessa non solo tra i rigori negati dall'arbitro Bettin, poi andato in pensione, ma anche tra gli schiaffi e pugni che fecero da scenario al post gara. Il treno al ritorno era stracolmo di tifosi, 1500. Pochi poliziotti. Furono aggiunte carrozze, fu tirato una prima volta il treno di emergenza. Ci fu un carico di pietre a Bologna. Il freno a mano fu tirato una seconda volta e stoicamente i macchinisti Amato e Arganti riuscirono a far sbucare il convoglio dalla lunga galleria Santa Lucia. Proprio al suo interno le fiamme si alimentarono. "Abbiamo "appicciato" così, giusto per fare qualcosa", si sentirono ripetere gli inquirenti. Incendio in più punti del treno, sulle carrozze 5 e 6. Simone Vitale, che i compagni di squadra della Rari Nantes chiamavano "Vito", decise di afferrare non più palloni e acqua ma fuoco e fiamme per salvarne il più possibile. Sulla sua tomba, è incisa una frase tratta dal Vangelo di Giovanni: "Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici". Enzo e Ciro, alla loro seconda trasferta in assoluto, dopo quella di Milano, furono trovati abbracciati. Peppe Diodato aveva rinunciato alla "servita" nel ristorante dello zio, pur di gridare "Difendiamola, questa Serie A". Ora restano solo il grido di dolore, il lutto delle famiglie, la cicatrice indelebile per la comunità e anche il monito all'educazione, alla sensibilizzazione per le nuove generazioni. 

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