Quel "maledetto" 30 maggio 1994: 24 anni fa ci lasciava il capitano Agostino Di Bartolomei

L'improvvisa scomparsa del campione romano sconvolse l'Italia del pallone. Un galantuomo prima che un fenomeno, che diede lustro alla Salernitana di Peppino Soglia, riportandola in serie B nel 1990 dopo 24 anni di purgatorio in terza serie

Agostino Di Bartolomei con la casacca della Salernitana (Fonte: internet)

Un centrocampista fenomenale palla al piede, carismatico e di un'intelligenza tattica fuori dal comune, abilissimo a prevedere le mosse degli avversari pur non essendo particolarmente dinamico. Alcuni a Roma lo chiamavano "Ago", altri invece "Diba", per tutti invece era Agostino Di Bartolomei. Capitano della Roma del primo storico scudetto, ha militato poi anche tra le fila del Milan, prima di divenire - a fine carriera e per motivi familiari - condottiero della Salernitana di Ansaloni e del Presidentissimo Peppino Soglia che nel 1990 centrò la storica promozione in serie B dopo 24 anni di purgatorio in terza serie.

Galantuomo prima che un campione, mai fuori le righe e scevro dalle bizze classiche dei grandi calciatori, Agostino Di Bartolomei lasciò il calcio giocato al cospetto di uno stadio Vestuti stracolmo ed ebro di gioia. E lui, campione e capitano di mille battaglie in teatri ben più importanti uscì di scena senza pathos, ma più semplicemente con il garbo e l'umiltà dell'ultimo dei gregari. Dopo 4 anni da quell'addio, in un caldo e assolato 30 maggio di 24 anni fa, qualcosa si ruppe nell''introspettivo e riservato Ago: un colpo di pistola e poi il silenzio del vuoto. Così 24 anni fa, nel piccolo comune cilentano di San Marco di Castellabate decise di uscire di scena uno dei calciatori più forti che l'Italia pallonara abbia mai visto calcare un verde prato di uno stadio. Il capitano della storica promozioene in B decise di porre fine alla sua vita squarciando con un colpo di pistola la cappa di solitudine che lo aveva avvolto dopo il suo commiato alla vita agonistica. Da una lettera lasciata ai parenti pare che alla base del suo gesto estremo ci fosse una profonda delusione nei confronti di quel mondo - il calcio - che gli negava qualsiasi accesso: nonostante il ritiro infatti, Ago voleva continuare a calcare il rettangolo di gioco insegnando ai giovani la disciplina sportiva che tanto aveva amato, tanti però furono gli ostacoli a frapporsi tra lui ed il suo progetto, tante le porte sbattute incredibilmente faccia.  

Ma se l'elite del football italiano lo aveva clamorosamente dimenticato, non era così per gli sportivi: la sua prematura scomparsa infatti fu un colpo al cuore non solo per la famiglia del compianto Agostino e gli amici di una vita (tra cui Bruno Conti), ma anche per le tifoserie che più lo avevano amato e ammirato nella sua carriera.  E ciò lo si evince anche a 24 anni esatti da quell'evento nefasto: Roma sponda giallorossa e Salerno ma anche tanti semplici sportivi, conservano ancora nel cuore il ricordo intatto di un condottiero impavido, di un eroe galantuomo figlio di un calcio ancora romantico, "comandato" (ancora per poco però) più dal cuore che dal profumo dei soldi. In questo senso, l'affetto incondizionato dei salernitani resta scolpito in calce da 24 anni a questa parte, grazie ad uno striscione affisso durante lo svolgimento della semi-finale play off del 1994 (pochi giorni dopo la tragedia) tra la Lodigiani e la Salernitana: "Semplicemente...Guidaci ancora Ago!" recitava quel drappo, e chissà forse un per uno scherzo del destino quella gara ebbe proprio come cornice il 'suo' stadio Olimpico a Roma.

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