Agostino Di Bartolomei e il mare del Cilento: il ricordo degli amici di Castellabate

Il campione della Roma e del Milan, l'anti-eroe che fece grande la Salernitana nel 1990 e la riportò in Serie B allo stadio Vestuti, morì il 30 maggio 1994. Nessuno lo ha dimenticato: i pescherecchi, la salsedine, il suo rifugio

Piantato come una quercia secolare sul prato del trionfo, sotto la pioggia e tra le lacrime di gioia, Agostino Di Bartolomei rispose a modo suo, pressato dai tifosi granata in estasi, il 3 giugno 1990: "E' Serie B, abbiamo riportato la Salernitana in Serie B, ce l'abbiamo fatta". Rispondeva con frasi minime, perché era un semplice e amava le cose semplici. Il mare, ad esempio, i gabbiani ed i pescherecci di San Marco di Castellabate, perla del Cilento. Era quello il suo "buen retiro" e oggi, 30 maggio, giorno di lutto, la strada che gli è stata intitolata, di fronte alla villa dove tutto finì e cominciò il mito, in direzione spiaggia del Pozzillo, è più vuota e deserta, anzi zeppa di ricordi.

Diritto al cuore

Agostino Di Bartolomei aveva regolare porto d'armi e la pistola - il motivo è ignoto a tutti, pure ai "ragazzi" della Roma che vinse lo scudetto con DiBa condottiero e capitano - la portava pure nello spogliatoio. Quel giorno nel quale decise di utilizzarla puntandola al petto, era il 30 maggio 1994. Uno striscione ("Giallo come la luce, rosso come il cuore") era stato srotolato allo stadio Olimpico, dieci anni prima, il 30 maggio 1984, nella finale di Coppa dei Campioni persa contro il Liverpool, in casa, in mezzo al popolo di Roma. Una ferita mai rimarginata, una strana e sinistra coincidenza, un appuntamento con il destino. Agostino i calci di rigore li tirava forte al centro della porta oppure potenti e angolati, come a Caserta nel derby, come aveva sempre fatto su tutti i campi della sua gloriosa e leggendaria carriera. Senza rincorsa, senza pensarci ma senza chiudere gli occhi, prendendosi il destino in faccia: un colpo secco e via. Accadde pure in quella tragica mattina del 30 maggio 1994, sulla terrazza di San Marco di Castellabate. Il campione anti eroe puntò la “Smith & Wesson” al petto e sparò al cuore. E tutto divenne buio. La moglie Marisa De Santis ha tenuto sempre viva la memoria di "Ago" ma a San Marco c'è una comunità che lo ricorda con affetto, perché Di Bartolomei era un cilentano adottivo, era un innamorato del mare, di Punta Licosa e delle persone che appaiono chiuse ed introverse ma che poi si sciolgono, si aprono e ti danno il cuore e magari ti aiutano a lanciare in acqua le reti della vita.

Il barone Liedholm

Era il 1987 e Di Bartolomei, stella del Milan di Berlusconi, imbottito di campioni tra i quali Franco Baresi e Roberto Donadoni, avrebbe dovuto affrontare il Napoli allo stadio San Paolo. Prima della partita, il ritiro, la sorpresa, l'improvvisata dei rossoneri con Nils Liedholm, il barone. Ecco l'amichevole con i Leoni San Marco, squadra locale cilentana. La fotografia è un cimelio, un segno che non passa. Agostino fiero e dignitoso su un campo polveroso, un campo che diventa famoso "e che si gloria di averlo ospitato - dice Costabile DI Paola - amico riservato, persona affabile, innamorato della pesca subacquea". Da sinistra a destra, insieme ai giocatori del Milan: Costabile Di Paola, Costabile Durazzo, Alberto Di Giaimo, Gerardo Mondelli, Salvatore Martuscelli, Raffaele Restuccia, Orazio Di Cunto.

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