La chiesa de “i Morticelli” restituita al pubblico: domenica si entra uno alla volta

Il 23 dicembre, giorno dell’inaugurazione ufficiale, sarà possibile assistere a una performance-installazione fruibile da una persona alla volta, a partire dalle ore 19

L'ex chiesa San Sebastiano del Monte dei Morti, che i salernitani chiamano convenzionalmente "chiesa dei Morticelli", è diventata living lab, restituita al pubblico grazie all'opera infaticabile di BLAM, il collettivo che unisce architetti, artisti, fotografi. In collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coordinati dal Comune di Salerno e dall'assessore Mimmo De Maio, gli studiosi hanno presentato un progetto non solo di ristrutturazione ma anche di rigenerazione della chiesa. Da qui è venuto fuori lo spazio SSMMOLL, un laboratorio creativo. 

Il progetto

Stamattina il progetto e il nuovo look dell'ex chiesa sono stati presentati a Palazzo di Città. Durante il weekend dell'Immacolata, via alle ragnatele e nuova vita al complesso. C'è stata già una prima apertura al pubblico - con un boom di centinaia di presenza - ma il taglio del nastro avverrà ufficialmente domenica 23 dicembre, attraverso una serie di attività.

Il programma

Alle ore 19, spazio alla performance Le voci degli altri, a cura della compagnia Teatri Sospesi. La curiosità è legata al numero di persone che potranno assistere allo spettacolo. Si entra, infatti, uno alla volta, dalle ore 19. Le sorprese proseguono con l'ultimo atto della caccia al tesoro. E' un mix di intuito e fotografia. I partecipanti, infatti, effettueranno una passeggiata nel centro storico di Salerno e saranno invitati ad immortalare gli scorci più suggestivi ed i monumenti più importanti che incontreranno nel loro percorso.  

La presentazione

“La performance-installazione Le voci degli altri riparare i ricordi ” nasce come raccolta di materiale audio-video e fotografico per la realizzazione di un archivio della memoria cittadina sulla Chiesa e del centro storico - spiegano gli organizzatori - Mettiamo insieme canto, musica, architettura per vivere gli spazi della città e dare voce alle storie e alla memoria collettiva. E' questo il terreno fertile sul quale la città cresce. Guardiamo al passato attraverso una prospettiva nuova, che rigenera luoghi ed esperienze restituendo dignità”.

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