Nocera Inferiore, guerra tra bande: restano in carcere i "vertici" del gruppo

I magistrati respingono le istanze di scarcerazione per Michele Cuomo, Mario Tortora e Mario Iannone. Il primo, è considerato a capo di un sodalizio criminale. I due, invece, rispondono di spaccio di droga e dell'agguato di fuoco fuori alla Pentaworld

Restano in carcere Michele Cuomo, Marco Iannone e Mario Tortora. Il Tribunale del Riesame ha respinto le istanze presentate dagli avvocati difensori per i loro rispettivi clienti, accusati di far parte di un gruppo criminale (ai cui vertici viene piazzato Michele Cuomo) che negli ultimi anni a Nocera Inferiore era finito nel mirino degli inquirenti per una serie di attività criminali. Da poco la Procura Distrettuale Antimafia ha concluso le indagini su almeno 37 persone, contestando reati come rissa, detenzione ed uso di armi in luogo pubblico, spaccio di droga, pestaggi in pieno centro e trasferimento fittizio di beni. La genesi di quell'inchiesta chiamata "Un'altra storia" partiva dall'esistenza di tre gruppi distinti, che si sarebbero fatti la "guerra" per imporre il proprio dominio in alcune attività. In particolare, nella droga. Il primo sarebbe stato capeggiato dai fratelli Michele e Luigi Cuomo, l'altro dai fratelli Francesco e Mario D'Elia, mentre il terzo - le cui attività non sarebbero andate in contrasto con i primi due - riconducibile a Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Abate. Tra i primi due, dopo quell'autunno caldo di sparatorie in centro tra i componenti dei primi due gruppi, vi fu una sorta di fusione. Sia Iannone che Tortora vengono infatti collocati dai magistrati "nell'orbita gravitazionale" di Michele Cuomo, ritenuto a capo di un sodalizio sul quale il Riesame ha però escluso l'aggravante mafiosa

Tortora e Iannone furono protagonisti della sparatoria all'esterno della palestra Pentaworld. Cercavano Francesco Manzo, riuscito a fuggire dopo l'esplosione di diversi colpi di pistola. Ad individuare i due fu un poliziotto fuori servizio. Il mese prima, Marco Iannone fu ferito da Antonio De Napoli (legato al gruppo di Michele Cuomo) per una questione territoriale legata ad un parco giochi. Dopo quell'episodio furono almeno sei gli agguati di fuoco, consumati in diverse zone urbane della città. L'episodio della palestra rappresentò il punto limite, con un gruppo (molti rimasti sconosciuti) che esplose colpi con gente in strada, non curandosi della loro incolumità. Poi arrivò il blitz congiunto dei Ros e della Mobile di Salerno, con l'applicazione di oltre 20 ordinanze di custodia cautelare in carcere. La Procura era giunta a tanto, dopo aver ricostruito fatti del passato e recenti, con diversi episodi che tracciavano profili e intenzioni dei vari protagonisti. Giorni fa, il Riesame ha respinto le istanze di scarcerazione per i tre, sottolineando la pericolosità dei profili e il rischio di reiterazione. Ovvero, di poter commettere ancora quanto fatto in passato, distinguendo le contestazioni per ognuno dei tre. 
 

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