Scafati, picchiava il marito disabile a letto: "Mi diceva che ero inutile"

La donna, una 67enne napoletana, sarà processata il prossimo luglio, dopo il rinvio a giudizio ottenuto dalla Procura. Il marito, bloccato a letto, era controllato a vista, con botte e mortificazioni subite quotidianamente

Picchiava più volte il marito disabile, impossibilitato a muoversi nel letto perchè affetto da poliomielite, malattia che porta ad una paralisi del corpo. Ora una 67enne di Ercolano sarà processata per maltrattamenti. I fatti sarebbero stati commessi a Scafati, lo scorso 24 aprile 2015, ma con condotta perdurante secondo la procura. L'indagine dei carabinieri partì dopo la denuncia della sorella della vittima, che raccolse le prime confidenze del fratello. Ai carabinieri l'uomo disse di avere "paura della moglie", facendo fatica a rispondere alle loro domande durante l'attività investigativa. Costretto a muoversi con una stampella, la vittima M.F. , veniva minacciato più volte, durante litigi pressochè quotidiani. «Mia moglie mi prende con la forza, vuole divulgare il mio stato di salute ogni volta che litighiamo. Per questo alza la voce e mi ingiuria, dice che sono un incapace». Il processo per M.L. comincerà il prossimo 17 luglio. Nelle carte della procura vengono riportati insulti e descrizioni delle violenze fisiche che l'uomo avrebbe dovuto subire dalla moglie: “Fino a quando ci sono io tu non conti nulla, non servi a nulla, sei un incapace”. E poi pizzichi e pugni al busto e alle gambe, con l'uomo costretto a sottostare e impossibilitato a reagire

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La storia prese una piega diversa, dopo la denuncia sporta dalla sorella. Ai carabinieri l'uomo racconterà, tra le altre cose, anche la condizione di "schiavo" che gli veniva imposta dalla moglie: «Lei oltre ai soldi vuole la mia sottomissione, mi dice che non servo - raccontava l’uomo parlando della moglie - Vuole rivelare la mia condizione, mi minaccia di non dire niente di quello che subisco, mi fa uscire solo in sua compagnia. Non ho disponibilità di nulla, mia moglie non mi fa gestire nulla. Andrei via, ma lei mi minaccia, ho paura di subire ripercussioni da lei». L'indagine fu avviata quasi fortuitamente, con l'uomo che non poteva avere privacy nemmeno quando era al telefono: «Mi costringe a parlare sempre in vivavoce, mi controlla. Un giorno mia sorella è venuta qui e le ho spiegato delle cose». Sarà ora un processo a chiarire le responsabilità della 67enne, accusata di maltrattamenti verso i propri familiari, come stabilito dal codice penale.

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