#LeMemorabili: 31/03/1994 Salernitana - Perugia 2-2

Tra le gare più incredibili e funeste della "storia" recente del club granata, il match di Coppa Italia di serie C del 1994 sancì la fine del gemellaggio tra i tifosi umbri e quelli campani. In questa nuova rubrica di SalernoToday vi raccontiamo quella folle serata di fine marzo

In foto: la Salernitana del 93-94 (Fonte: Salernitanastoriy.it)

Che sia una gara di coppa o di campionato, Salernitana - Perugia non potrà mai definirsi una partita "normale". Non per questioni meramente sportive -  anche se il destino della squadra umbra si è intrecciato più e più volte con quella granata con alterne fortune - ma principalmente per le relazioni intercorse tra le due tifoserie, dapprima amichevoli e cordiali (in essere c'era anche un gemellaggio), poi pessime e contraddistinte da forti tensioni sfociate in un'acerrima rivalità. Con l'approssimarsi del prossimo match di campionato (domenica 21 ottobre) che vedrà incrociare nuovamente i guantoni proprio le due formazioni, potrebbe essere interessante comprendere le cause di questa inimicizia e quali furono i motivi scatenanti. Come in molti sanno, galeotta fu una mite serata di fine marzo (il 31) del 1994, quando all'Arechi andò in scena la semi-finale di Coppa Italia di serie C tra Salernitana e Perugia: in passato questo evento è stato evocato e riproposto già in tante salse più o meno formali, più o meno istituzionali, in questa sede invece SalernoToday vuol provare a raccontare quella folle serata sotto forma di un personale "affresco storico" per illustrare - soprattutto ai più giovani - dove affondano le radici di questa rivalità. Un breve cronaca rirpesa dagli occhi di chi vi scrive, che all'epoca, era solamente un giovanissimo (e in questo senso spero che il lettore possa perdonare eventuali imprecisioni) spettatore di una di quelle partite che entrate di diritto nei libri di storia tra #LeMorabili del club granata.

Correva l'anno 1994, gli albori dell'età d'oro della Salernitana, di Rossilandia, dell'undici iniziale che ricordavi a memoria, della classe di Fresi e dei cross di Tosto, dei paratoni di Antonio Chimenti e delle entrate killer di Circati, delle sgroppate travolgenti di Claudio Grimaudo, dell'eroe del San Paolo Tudisco, del 'Re del taglio Ricchetti', del mancino velenoso di 'Gatto De Silvestro' e di bomber Pisano, insomma del 'calcio' a Salerno. Tra le tante, splendide gare offerte da quella squadra mitolgica, c'é una partita che ricordo non per il calcio champagne o i gol a raffica, ma che tuttavia rientra a pieno titolo tra quelle gare immortali, come le chiamo io #lememorabili: il match di Coppa Italia di Serie C del '94 tra Salernitana e il Perugia. 

Era un giovedì 31 marzo (la data è in calce nella mia memoria perché il giorno prima, il 30 marzo, era il mio compleanno), per essere precisi, e ricordo il fermento a Salerno per la semi-finale di Coppa Italia di serie C: a scuola, tra i banchi non si parlava d'altro, anche sui giornali l'evento era molto atteso con edicole imbandite con titoloni sulla partita. La Salernitana si era oramai manifestata come la rivelazione dell'anno al cospetto del Perugia, corazzata guidata dal patron Gaucci, personaggio controverso che all'epoca mi era noto più per gli illeciti sportivi (compravendite di cavalli e non solo) che per il fatto di essere il proprietario del club umbro. Quella sera, se non sbaglio arrivai allo stadio con mio padre e alcuni amici di buon ora, così da poter occupare i posti centrale del settore distinti. In quegli istanti nessuno, dico nessuno avrebbe mai immaginato quel che sarebbe successo da lì a poco. Giunti nello stadio, l'atmosfera sembrava distesa, o comunque nessuno percepiva particolari malumori o tensioni nell'aria. Le due tifoserie si omaggiavano, e si scambiavano convenevoli mentre l'Arechi via via accoglieva sempre più spettatori. Passavano i minuti, e tra un pacco di Chipster, il frastuono della curva e la lettura delle formazioni era giunto il momento dell'ingresso in campo delle squadre per svolgere il riscaldamenti: da un lato (curva sud) i ragazzi terribili di Delio Rossi, dall'altro i grifoni guidati da Ilario Castagner (nome che confondevo sempre con quello del ds granata dell'epoca, Castagnini) e il temibile attaccante Cornacchini. Tra uno una chiacchiera e l'altra, giunse il momento dell'inizio della gara sotto gli ordini dell'arbitro De Santis di Tivoli (sì, proprio lui,  uno dei principali indagati del processo 'Calciopoli' del 2006), il quale si rivelerà il 'protagonsita indiscusso' del match.

I dettagli tecnici della gara li ricordo in maniera sbiadita, quel che rimembro però è che la partita iniziò su buoni ritmi, con una Salernitana desiderosa di togliersi subito dalla faccia i 3 schiaffi presi in campionato nel dicembre del 93' al Renato Curi di Perugia. Pisano e compagni infatti spinti da un sano furore agonistico riuscirono a sbloccare il match con un gol di Roberto Breda, metronomo del gioco di Rossi ma fin da giovanissimo col vizietto del gol. Il Perugia accusò il colpo, ma chi andò nel pallone in quei minuti di gara concitati non fu la squadra umbra, bensì l'arbitro De Santis: quest'ultimo non solo offrì alla platea un arbitraggio scandaloso (perché probabilmente in malafede), ma con il suo operato sancì, "de facto", la rottura del gemellaggio tra la tifoseria granata e quella biancorossa. I fatti sono noti, ma dal mio punto di vista furono ancor più incomprensibili: per disinnescare un fulmineo contropiede umbro, vidi uscire alla disperata fuori dai limiti della propria area Gigi Genovese (quella sera gli fu concesso la passerella di Coppa al posto di Chimenti) per fermare il temutissimo Cornacchini involato a rete; il numero 12 granata fu costretto a commettere fallo sul centravanti, ricordo il fischio dell'arbitro e il capannello di calciatori della Salernitana che tentavano di scongiurare l'espulsione del loro portiere. D'un tratto però alcuni calciatori del Perugia batterono - praticamente in autogestione -  il calcio di punizione mentre l'arbitro ancora discuteva animatamente con alcuni calciatori granata (intanto Genovese era stato ammonito): due tocchi e un misconociuto Pagano gonfiò la rete a porta vuota tra il tripudio dei tifosi umbri, assiepati nell'anello inferiore della curva nord.

Per alcuni interminabili istanti, calciatori e tifosi rimasero esterrefatti. Nessuno si sarebbe mai aspettato che il gioco potesse riprendere senza il fischio dell'arbitro, contravvenendo alle più basilari regole di questo sport, essendo il fallo di una certa rilevanza e per giunta con la squadra avversaria raccolta in massa intenta a discutere con l'arbitro. Sentendo i tifosi ospiti esultare, ricordo l'arbitro voltare il capo prima in direzione della porta, lato curva nord, e poi girarsi e indicare il centrocampo: avevo convalidato l'incovalidabile, un gol totalmente irregolare. L'iniziale stupore del pubblicò si trasformò quasi immediatamente in rabbia. In campo iniziò a volare di tutto, accompagnati da ululati di scherno prima contro l'arbitro e poi contro i tifosi del Perugia: 'Solo rubare, sapete solo rubare, solo rubare' fu il coro che ricordo con maggiori chiarezza indirizzato ai tifosi del grifo, inizialmente spaesati e perplessi anche loro da quella imprevista escalation. Da lì, a poco ovviamente reagirono replicando con cori ed epiteti indicibili e tuttò precipitò. Nonostante un clima a limite della rivolta civile, la gara riprese, ma anche i calciatori granata avevano - giustamente - i nervi a fior di pelle per la clamorosa ingiustizia subita. Il pubblico dell'Arechi era però furente e nell'anello inferiore della curva sud un gruppetto di tifosi iniziarono a forzare e prendere a calci il cancello che collegava il settore con il campo. Alla fine il cancello cedette di schianto, e alcuni tifosi in preda alla rabbia riuscirono ad entrare in campo per dare la caccia all'arbitro e ai calciatori del Perugia. Se la memoria non mi inganna, il portiere ospite fu raggiunto da qualche ceffone, mentre il grosso della squadra di Castagner guadagna in fretta e in furia il tunnel degli spogliatoi. Per placare i tifosi e riportare un minimo di calma dovette intervenne la polizia: dopo alcuni minuti, seppur a fatica le forze dell'ordine riuscirono a placare i tumulti, ma le gradinate continuavano a ribollire di rabbia nei confronti dell'arbitro e i perugini. Dire che rimasi di stucco è un eufemismo, era la prima volta che assistevo ad una scena simile, ed era la prima volta che vedevo consumarsi davanti a miei occhi un'ingiustizia sportivadi quella portata. La gara venne ovviamente sospesa per diversi minuti (forse più di mezz'ora), e molti tifosi oramai avevano già abbandonato lo stadio e io ero tra questi. Quando però eravamo in procinto di aprire l'auto (parcheggiata nell'area antistante la tribuna, quindi dopo un bel tragitto a piedi essendo il settore distinti al lato opposto) dallo stadio all'improvviso si levò un coro, il pubblico iniziò a rumoreggiare. La gara stava incredibilmente per ricominciare. In fretta e in furia, decidemmo di rentrare frettolosamente, stavolta però in tribuna sfruttando il fatto che i cancelli d'ingresso (i tornelli non esistevano a quel tempo) erano completamente spalancati per consentire il deflusso del pubblico.  Al nostro arrivo sulle gradinate, notammo subito un clima quasi surreale: poco dopo assistemmo al gol di testa di Pisano e al successivo ed immeritato pareggio del Perugia (non ricordo il marcatore), che di fatti fissò definitivamente il risultato sul 2 a 2. Uscimmo dallo stadio oltre le 23, consapevoli di aver assistito ad una gara incredibile, a tratti vergognosa, ma tra noi c'era la consapevolezza di esser stati testimoni di un evento memorabile, da raccontare ai posteri, quasi orgogliosi del fatto di poter dire agli altri "Io c'ero" e di aver assistito fino in fondo ad una gara che è quasi un 'unicum' nella recente storia della Salernitana. Quella sera si ruppe uno dei gemellaggi storici della torcida granata (alcuni poi mi racconterà che la frizione tra le due curve era nell'aria, ma sfido chiunque a dire che quella serata folle l'aveva prevista), e nacque una delle rivalità più accese che ancora oggi è viva più che mai anche a distanza di 24 anni. Questa è la storia, la storia di quella folle serata, la mia prima gara da segnare in rosso tra #LeMemorabili.

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