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Celano e Russomando sulle tariffe Tari: "Potrebbe trattarsi di truffa ai danni dei contribuenti"

I due consiglieri comunali hanno inviato una lettera riguardante le tariffe della TARI indirizzata al sindaco, al dirigente del settore Area Finanziaria, al Segretario Comunale, ai Revisori dei Conti ed al Procuratore Generale della Corte dei Conti

I consiglieri comunali d'opposizione Roberto Celano e Ciro Russomando hanno inviato una lettera riguardante le tariffe della TARI indirizzata al sindaco Vincenzo Napoli, al dirigente del settore Area Finanziaria Loris Scognamiglio, al Segretario Comunale Ornella Menna, ai Revisori dei Conti del Comune di Salerno ed al Procuratore Generale della Corte dei Conti Michele Oricchio.

La lettera

Nella missiva i due consiglieri comunali spiegano che, nella seduta del Consiglio del 29 marzo 2018 è stata approvata, tra le altre cose, la deliberazione con cui si sono determinate le tariffe della TARI. "Nel considerare che le entrate della tassa sui rifiuti devono necessariamente coprire l’intero costo del ciclo integrato (ma non oltre!), si rimettono alla Vostra attenzione i dubbi già sollevati in sede di adunanza sulla imputazione di spese che sembrerebbero anormalmente inserite nel quadro economico allegato alla proposta di delibera - hanno spiegato Celano e Russomando - Con la presente, dunque, si intende evitare che sui cittadini salernitani possano gravare costi e sprechi non direttamente imputabili al ciclo integrato e che non rientrano tra quelli da considerare ai sensi del decreto 158/89". Secondo i due consiglieri, infatti, sarebbe stupefacente che, nonostante le variazioni di voci di costi di spesa annotate nel PEF che si sono susseguiti negli scorsi anni e l’inserimento in decurtazione dal costo complessivo del ciclo, di un importo di euro 5.250.000 per recupero evasione TARI il costo del ciclo da finanziare per l’esercizio 2018 appare pressoché invariato. I due, poi, sottolineano l'anomala quantificazione del Fondo svalutazione crediti sarebbe servita per gonfiare l'entità dei costi del ciclo integrato da scaricare sui contribuenti salernitani e l'insufficiente inserimento nel PEF della voce Recupero Evasione TARI, a decurtazione del costo.

Il Fondo svalutazione crediti

Proprio sul Fondo svalutazione crediti Celano e Russomando fanno un ulteriore approfondimento: "Da numerosi esercizi si riscontrano, nei conti economici relativi al costo del ciclo dei rifiuti, importi esorbitanti a titolo di accantonamento al Fondo di svalutazione credito: € 4.926.875,00, per il 2014, € 4.926.875,00 per il 2015 (incredibilmente lo stesso importo dell’anno precedente!), € 4.926.875,00 (clamorosamente come per i due esercizi precedenti, certificando che per la quantificazione dello stesso non si è adottato alcun criterio oggettivo!) per l’esercizio 2016, € 5.816.611,46 per l’esercizio 2017. Per l’esercizio 2108 - continuano - si è addirittura considerato un accantonamento al fondo svalutazione crediti di € 12.260.567,80, importo di cui non si comprendono le modalità di calcolo. Nel merito, infatti, si evidenzia che pochi dubbi vi siano sull’obbligatorietà di inserire nel piano finanziario, tra i costi comuni diversi, di una quota a titolo di accantonamento dei crediti, sulla scorta di quanto previsto dal Dpr 158/1999. Vi sono diverse interpretazioni, però, sulle misure dell’accantonamento da operare che va quantificato con criteri certamente differenti da quelli applicati per l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità previsto dal DLGS 118/2011, destinato a confluire nelle quote accantonate dell’avanzo di amministrazione. Mentre per la determinazione dell’accantonamento in bilancio, infatti, è necessario seguire le regole dettate dai principi contabili (Dlgs 118/2011) , la quantificazione del fondo da inserire tra i costi comuni del PEF deve avvenire, secondo taluni (linee guida Tares e Ifel nella Faq sull’armonizzazione contabile) seguendo le regole fiscali in materia (0,5% annuo fino al raggiungimento del 5% dei crediti), secondo altri tenendo conto dell’andamento storico delle INESIGIBILITA’ nei prelievi sui rifiuti. Si richiama a tal fine la chiarissima deliberazione n.113 del 15.06.2016 della sezione regionale di controllo, regione siciliana, della Corte dei Conti. Altra cosa è poi l’obbligo di inserire le perdite sui crediti inesigibili tra i costi del piano finanziario per la sola quota non coperta dal fondo di svalutazione crediti accantonato". Secondo i consiglieri d'opposizione sarebbe evidente che l'importo di oltre 12 milioni che si finanzia con la TARI non rappresenti nè lo 0,5% dei crediti nè risulterà quantificato in relazione all'andamento storico dell'inesigibilità nei prelievi, non risultando storni consistenti di residui attivi negli esercizi antecedenti al 2018. "Nella circostanza - incalzano Celano e Russomando - non pare che la quantificazione del Fondo svalutazione crediti inserito in TARI (cresciuto da 1.800,000 € del PEF 2013 ai 12.260.567,80 € del PEF 2018) trovi fondamento in alcuno dei criteri di calcolo previsto. Si presume che nel PEF sia stato inserito un accantonamento quantificato con i criteri previsti, invero, per la quantificazione del FCDE, che, come sopra evidenziato, è altra cosa rispetto alla posta finanziabile con la TARI. Si potrebbe ipotizzare, pertanto, una vera e propria truffa ai danni dei contribuenti salernitani, costretti a finanziare costi maggiorati da artifizi contabili".

Evasione Tari

"L’incresciosa quantificazione del Fondo svalutazione crediti nel PEF 2018 che, come evidenziato, non trova giustificazioni tecnica, sembra quasi determinata dalla necessità di mantenere inalterate le tariffe a seguito dell’inserimento in detrazione dai costi di una voce Recupero Evasione Tari inserita per Euro 5.250.000.Tale voce - continuano i due consiglieri comunali - mai considerata nei PEF degli anni precedenti (ed inserita solo a seguito delle nostre insistenti note), appare, però, fortemente sottostimata rispetto al dato rinvenibile nel Conto Consuntivo 2017. Per l’esercizio 2017 emerge da conto consuntivo un accertamento per recupero evasione Tari di Euro 15.323.430, come già evidenziato ai Revisori dei Conti con nota prot. 97810 del 07/06/2017. Non si comprende, dunque, con quale criterio sia stato quantificato l’importo di Eur 5.250.00 inserito nel PEF 2018 a decurtazione del costo del ciclo da finanziare con la TARI e come sia possibile che, invero, non si sia tenuto conto dell’importo accertato in conto consuntivo 2017 (Euro 15.323.430) che è enormemente superiore. Si rileva, inoltre, che l’attività perfino oppressiva perpetrata dalla SOGET avrebbe dovuto far emergere un imponibile ai fini della tassa sui rifiuti, che avrebbe dovuto consentire una conseguente sensibile riduzione della tariffa. Non è, al momento, stato possibile avere dati precisi della base imponibile emersa. Da quanto letto in passato sugli organi di stampa, ossia che si sarebbero scoperti oltre 4.000 evasori totali a cui andrebbe aggiunta l’imposta recuperata da chi pagava in misura inferiore al dovuto, già solo per questo ci si sarebbe dovuto attendere un’adeguata riduzione delle tariffe a carico degli utenti che pagano da sempre onestamente il tributo, a seguito dell’emersione delle tasse evase. A parere degli scriventi potrebbero rilevarsi milioni di euro di costi inopportunamente coperti dalle tariffe approvate o importi non correttamente scomputare dal costo complessivo da finanziare con la TARI che si appaleserebbero come un sorta di truffa fiscale sui già tartassati contribuenti salernitani. La fondatezza dei rilievi consentirebbe una riduzione di oltre il 40% della tariffazione prevista per il 2018 con un notevole risparmio per i cittadini che, a fronte di tasse esose, godono di servizi inefficienti". Celano e Russomando, quindi, dopo questa segnalazione richiedono i necessari chiarimenti.

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